Famiglia Fantasma

Ieri  notte sognavo di cani omofobi che abbaiavano alla luna, inascoltati. E poi mi sono svegliato in una Italia razzista, dove i latrati canini sono leggi dello stato (insieme ai grugniti dei porci), gli extracomunitari possono essere impallettati dalle fiamme gialle, e i Rom evacuati dalla polizia come gli ebrei di un tempo.

“Perché rubano”. Così, cavalca Bossi la nuova nevrosi popolare.

La nevrosi collettiva degli Italiani, oramai, presi da una pulsione irrazionale e irrefrenabile, bisognosi di sicurezza quotidiana a tutti i costi. La “droga sicurezza” deve essere dispensata ogni giorno da certa editoria: che siano esternazioni di politici senza scrupoli o fatti di cronaca nera poco importa. Fosse anche di bambini di dieci anni che sulla spiaggia picchiano chi è “abbronzato di natura”. Va tutto bene.

Perché i Rom “rubano”

I giorni in cui vediamo dei Rom ammazzati da ignoti, squadristi, o bruciati vivi nelle loro baracche date a fuoco da vigliacchi invasati criminali, noi, mangiando a tavola con i nostri figli e con i nostri genitori, non proviamo pietà. Ma ci sentiamo rassicurati. Soddisfatti di aver ricevuto quel po’ di droga (gratuita per di più), che ci darà il coraggio di andare a dormire sereni, sperando ancora nel domani. Perché anche domani ci saranno Rom da ammazzare o da deportare: e più Rom spariscono, non importa come, più spariscono le nostre paure del domani.

E tutto questo è come la droga, come la velenosa nicotina delle sigarette. Più Rom spariranno, più ci sarà bisogno di altri Rom per sentirci al sicuro. Finché un giorno spariranno e la ruota girerà, strtitolando qualche altra minoranza.

Siamo talmente nevrotici nel nostro razzismo che non siamo capaci più di far funzionare la verità. Perché lo sappiamo tutti, che quelli che rubano veramente sono proprio loro,i dispensatori di sicurezza nazionale, i politici corrotti che fanno leggi per non fare andare in galera i veri ladri, quelli che rubano veramente, loro amici e parenti.

Ma il popolo italiano è ormai in piena nevrosi, il PD ne è lo specchio, e le votazioni ne sono e ne saranno la infausta diagnosi.

Mi hanno colpito alcune coincidenze… la telefonata fatta tempo fa al Comune di Genova, il pride dello scorso anno durante il quale, sul carro di Certi Diritti, abbiamo visto, grazie a tante coppie, che è possibile dirsi “ti amo” davanti ad un ufficiale dello stato civile, e poi il pride di quest’anno che è proprio a Genova.

Ho fatto un mix che mi sembra significativo. Pochi minuti che val la pena guardare e ascoltare…

A: Ufficio matrimoni,  buongiorno

Andrea Conte: Buongiorno, mi chiamo Andrea Conte e volevo delle informazioni per il matrimonio civile

A: Cittadini Italiani entrambi?

Andrea Conte: Si

A: Solo matrimonio civile?

Andrea Conte:

A: Ok, uno dei due viene qua da noi, in corso  Torino 11 al  secondo piano, la stanza 209 e manifesta la volontà di contrarre matrimonio.

Andrea Conte: Io ho intenzione di venire con il mio uomo per chiedere la pubblicazione degli atti

A: No, aspetti un secondo… No… eh no, la legislazione italiana non lo prevede ancora

Andrea Conte: Ma mi sa dire in quale articolo, perché…

A: Guardi le passo la funzionaria dell’ufficio

B: Pronto? Pronto?

Andrea Conte: Pronto buongiorno. mi chiamo Andrea Conte e sto chiedendo informazioni per la pubblicazione degli atti perché vorrei presentarmi con il mio uomo e ovviamente …

B: Certo, però in italia non è possibile

Andrea Conte: OK

B: Le dico, è una domanda che mi lascia un attimino perché… sinceramente, è ovvio… lei deve capire che è la prima volta che ci chiedono una cosa del genere

Andrea Conte: La prima volta?

B: Nel senso che non è mai capitato.

Andrea Conte: Ah!

B: Per cui non so dirle espressamente la norma.

Andrea Conte: Mi stupisce di essere stato il primo a farle una domanda del genere

B: Sì, sinceramente sì. Mi posso informare eventualmente su… magari se vuole richiamare,

Andrea Conte: Volentieri

B: Non c’è nessun problema, ecco.

Andrea Conte: L’articolo 93 sulla pubblicazione non dice che devono presentarsi un uomo con una donna

B: Eh, però a Genova le posso garantire che è la prima domanda che… in questo senso che ci viene rivolta. L’evoluzione dei tempi è chiaro che c’è, però non abbiamo ancora ben la situazione sottomano, ecco.

Andrea Conte: Io le sarei veramente grato se lei mi facesse questa cortesia. Quand’è che potrei richiamarla?

B: Magari mi mandi una mail.

Andrea Conte: Volentieri

B: Se mi manda una mail poi io le rispondo.

Andrea Conte: Sì, mi dice la mail per cortesia?

B: Sì, allora: // matrmioni@comune.genova.it

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Andrea Conte: Va bene. E… all’attenzione di?

B: Io sono Isola. Se vuole sapere il cognome sono Isola.

PERCORSO DI DIRITTI CONDIVISI (Registro testamento biologico e registro Unioni civili etero e omo)

Evento curato da:
-NAPPO ANNAMARIA
-SINISTRA SARONNESE
con la collaborazione di:
PENSIERI DI VELLUTO – Sezione Diritti Civili – CIRCOLO ARCI

Saranno presenti :
-GIAN MARIO FELICETTI con FRANCESCO POIRE dell’associazione radicale CERTI DIRITTI (che si occupa dell’iniziativa affermazione civile);

L’evento si terrà Venerdì 29 maggio presso la Sala BOVINDO di Via Roma a Saronno.

Un bellissimo video da vedere! Per niente scontato, originale. Sempre vero!

Le ultime notizie confermano che l’anteprima del video sarà proiettata in occasione del secondo Congresso Nazionale dell’associazione radicale “Certi Diritti”. Si terrà a Bologna, sabato 14 Marzo dalle 9:30 della mattina fino a fine giornata.

Vi aspettiamo numerosi!

Gli armadi del vaticano sono pieni degli scheletri dei nostri politici e delle loro vergogne. Questi armadi sono il potere della Chiesa sulla nostra inutile Repubblica.
L’armadio di Eluana è vuoto: lei non ci sta dentro e Beppino la tiene fuori, con una dignità esemplare.

Ma ci sono altri armadi vuoti. Se fosse per il Papa e per i  politici italiani, questi armadi sarebbero pieni di persone omosessuali e transessuali repressi. Persone che, per essere tollerati,  “dovrebbero” praticare la vergogna sociale di loro stessi.

Ma noi non ci stiamo. Noi stiamo fuori dall’armadio. E possono fare qualunque cosa, ma non possono mandarci più in galera.

Perciò noi siamo fuori dai nostri armadi. Siamo liberi. E tutti possono vederci.
Perciò, solo per il fatto di non esserci murati vivi, come fanno i politici con le loro vergogne, costituiamo un grande pericolo per il potere della Chiesa.

Noi omosessuali non abbiamo bisogno della Sacra Rota per andare in giro a testa alta e farci votare.
Noi omosessuali non abbiamo bisogno di andarci a confessare per sentirci vergini e santi – se mai volessimo sentirci tali…
Siamo la testimonianza vivente che il potere della Chiesa è fragile e si rompe con un semplice no.
Con flebile barlume di luce nella coscienza.
Con un debolissimo anelito di dignità e indipendenza.

Mai stato così fiero di essere ciò che sono. Di dire ciò che dico.
Mai stato così grato di saper testimoniare la mia vita con la vita. Semplicemente respirando con il sorriso negli occhi.

Da Wikipedia: “coming out” è l’abbreviazione di “coming out of the closet” che letteralmente significa “Venir fuori dall’armadio a muro”. Fuori dalla metafora,

Grazie Beppino.
Grazie Eluana.

L’alba di domani illuminerà le coscienze di chi conosce la pietà e riconosce la vera vita, la dignità dell’individuo, il patto d’amore famigliare.

Beppino: hai vinto la guerra di tua figlia.
Ora ti hanno creato una nuova guerra, sleale e impari.
Ma ricorda che qualunque cosa ti diranno, il tuo onore batte sempre nel mio cuore.

Ed ogni volta che esso batte, sussurra.

Beppino.

Papà.

Dietro Eluana c’è un mostro. Stava nascosto. Ora ha deciso di mostrarsi e minacciare la vita della democrazia.

Su la Repubblica c’è questa poesia.
C’è una cosa non vera in questa poesia. Beppino, se volesse far morire la figlia e basta, l’avrebbe già fatto da tempo, a casa, di nascosto. Così fan tutti.

No. Beppino ha deciso di fare qualcosa per tutti noi.
Vuole che lo stato non chiuda gli occhi.

Vuole chiamare le istituzioni alle sue responsabilità e non vuole che si demandi alla Chiesa il fine vita.
Vuole farsi pubblicamente autorizzare.

Un po’ come tanti omosessuali vogliono un riconoscimento pubblico, e non privato, delle loro unioni. Così come tanti laici vogliono che lo stato non demandi il matrimonio alla Chiesa.

Perciò Beppino non si muove così solo per amore di Eluana.
Ma per amore di Eluana e per amore dell’Italia. Per un senso civico e di dignità alto, incommensurabile ai nostri politici.

Facendo così, Beppino forse non riusciva a immaginare che avesse svelato tutto questo marcio nella nazione. Non poteva immaginare che Berlusconi alimentasse una guerra in-civile sul corpo di sua figlia.

Dietro Eluana c’è un mostro. Stava nascosto. Ora ha deciso di mostrarsi e minacciare la vita della democrazia