Famiglia Fantasma

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Mi è arrivata la segnalazione di questo libro. Ve la giro volentieri:

Autore: A. Cadoret (FRANCIA)
Titolo: “Genitori come gli altri. Omosessualità e genitorialità.”
Collana: Universale Economica Saggi
Editore : Feltrinelli
Prezzo: Euro 9,5

Se avere ed educare un figlio è ormai considerata una scelta, un modo per realizzarsi pienamente, una sorta di diritto individuale, che le tecniche di riproduzione assistita hanno ampliato separando la procreazione dalla sessualità, allora l’idea stessa della famiglia formata da madre, padre e figli è già superata nei fatti. Nella realtà esistono molte situazioni diverse, tra cui le famiglie cosiddette omogenitoriali.
Anne Cadoret considera le quattro condizioni possibili all’origine dell’omogenitorialità: ossia genitori che hanno avuto un figlio prima dell’unione omosessuale; coppie lesbiche e gay incrociate per avere un figlio; l’adozione; la procreazione assistita, compreso l’utero in affitto. E ne studia le dinamiche basandosi anche sulle testimonianze dei genitori.
Affronta inoltre gli aspetti giuridici concernenti le famiglie omoparentali, i rapporti che si stabiliscono tra bambini e nonni, le difficoltà cui vanno incontro i figli via via che crescono. E nota come i ragazzi intervistati dicano di soffrire perché sanno che i propri genitori sono discriminati: il problema non risiederebbe quindi nella loro omosessualità, bensì nel modo in cui questa viene accolta dall’ambiente circostante.
In generale, l’autrice ridimensiona la paura connessa al fatto che questi bambini non possano avere un “modello” dell’altro sesso, e porta esempi convincenti di come li si possa allevare senza escludere il carattere femminile o maschile. Senza mai scadere nel luogo comune della pacificità della famiglia omogenitoriale, Anne Cadoret spiega che questa non è una famiglia come le altre, ma che può funzionare altrettanto bene, in certi casi perfino meglio.
Questo libro è stato pubblicato in Francia da Odile Jacob.

Ho sempre odiato il libro Cuore...L’antefatto
Ho sempre odiato il libro “Cuore”. L’ho detestato sempre, con tutto… il cuore. Troppo banale, strappalacrime, dozzinale. Eppure ha riverberato la mentalità di tanti, tantissimi italiani. Italiani ancora vivi. Italiani che votano, che fanno opinione e notizia.
L’ispirazione
L’Italiano medio è un inguaribile omofobo romanticone, mammone e tenerone, che ha bisogno di tanta tenerezza. La tenerezza dei luoghi comuni. Quella tenerezza che, tra l’altro, oggi la Chiesa non è più capace di dare.
I nostri affetti, i nostri amori, le nostre storie, le nostre sofferenze significate potrebbero entrare nelle case e nel cuore degli italiani attraverso una rivisitazione del libro Cuore. Un libro Cuore, sì: ma dal cuore gay.
L’idea
Prendiamo il libro di De Amicis. Dodici di noi scelgano una storia, una di quelle più famose, e la trasformi in una storia in cui il protagonista è l’omosessualità con tutta la sua interezza e tenerezza.
Da queste storie possono rivelarsi la semplicità e l’ovvietà delle nostre vite. Quell’omosessualità innocua e semplice come è la nostra.
Storie moderne ma raccontate ammiccando a carezze di tenere lacrime da strappare ai cuori induriti da una informazione di massa omofoba.
Storie in cui i ragazzi innocenti e innocui vengono presi in giro perché gay.
Storie in cui il protagonista è il figlio di due genitori dello stesso sesso, e subisce le stesse ingiustizie e cattiverie che una volta subivano i poveri o i figli di nessuno.
Insomma: quelli che una volta erano i poveri, gli handicappati, gli orfani – gli esclusi in generale – oggi sono i gay.

La potenza del libro Cuore
Il libro cuore ha sdoganato i poverelli e gli svantaggiati sociali nelle sale da tè delle mamme per bene. Attraverso una discutibile esasperazione di tenerezza e buoni sentimenti quello che prima era innominabile è entrato nei salotti bene delle case borghesi e mediamente cattive: la discriminazione selvaggia, cieca e brutale delle persone povere, orfane, diverse non è stato più un tabù.

Noi vogliamo che l’omofobia cessi. Possiamo farlo entrando direttamente nelle case degli omofobi. La discriminazione sociale selvaggia è potuta terminare perché nelle case degli uomini ricchi e potenti, le donne hanno iniziato a parlare di pietà, di rispetto, di teenezza. Con questi stessi strumenti, per quanto non altamente nobili, possiamo ottenere lo stesso obiettivo.

Forse così riusciremo a suscitare quella tenerezza che meritiamo. Perché abbiamo bisogno anche noi di fermarci un attimo e goderci un po’ di tenerezza. Una tenerezza che possiamo donare ai nostri lettori, raccontandola. Una tenerezza che ci ornerà indietro, come un regalo inaspettato

La proposta concreta
Prendiamo dodici scrittori di romanzi a tema. Facciamo cinque maschi, cinque femmine e due transessuali.
Ognuno di loro riscriva una storia mensile del libro Cuore di De Amicis. Quello che sente più suo.
Se volete, potrò pregiarmi di fare il curatore e scrivere l’introduzione, ma non importa.
E poi si confeziona il tutto ad una casa editrice brava nella distribuzione e nella pubblicità.
I ricavati del libro? Per dare protezione ai ragazzi omosessuali rifiutati o maltrattati dalle loro famiglie e dai compagni di scuola.

Al Teatro Libero, a Milano, la seconda rassegna di teatro sulle diversità. Questo il programma dal 2 al 17 Maggio. Per la biglietteria: tel. 02.8323126 – email: biglietteria@teatrolibero.it

2, 3 maggio : Margherita Film srl
SEMPRE COSÌ CARINE
regia di Giancarlo Nanni
con Sabrina Venezia e Alessandra Roca

4,5 maggio : Teatrozeta
TURBAMENTI NOTTURNI
regia di Riccardo Reim
con Manuele Morgese

6,7 maggio : Teatro della Centena
TU AMORE MIO NON MI RICONOSCERAI
da Gli Svergognati di Delia Vaccarello
di e con Maurizio Argan

8, 9 maggio : Tedacà
MATRIMONI DIVERSI
regia di Simone Schinocca
con Valentina Aicardi, Silvia Freda,
Mirko Martina, Simone Schinocca

10, 11 maggio : La Perla del Tigullio Teatro
MI PRESTI LA CRAVATTA?
regia di Fabrizio Lo Presti
con Fabrizio Lo Presti e Viola Villa

12, 13 maggio : Tecnologia Filosofica
COMUNI MARZIANI
spettacolo di teatrodanza di Stefano Botti e Aldo Torta

14, 15 maggio : Mynystry
VESTITO PIACCIO, NUDO CONVINCO
regia di Flavio Mazzini
con Stefano De Santis e Riccardo Bergo

16, 17 maggio : Tri-boo
LA NUOVA TONACA DI DIO
regia di Michele Panella
con Alessandro Baldinotti

Le sconde giornate di programmazione di ogni teatro saranno precedute da presentazioni di libri a tematica omosessuale. Questo il calendario:

3/05 – “Storia del teatro omosessuale in Italia” – incontro con Sandro Avanzo

5/05 – “Al buio i colori non esistono” di Luca Grandelis – L’Ambaradan incontro con l’autore.

7/05 – “Come fidanzarsi con un uomo senza essere una donna” di Alessandro Fullin – Mondadori incontro con l’autore.

9/05 – “I gay e la musica” – ospiti a sorpresa – in collaborazione con GayFm e GayTv incontro curato e moderato da Franco Zanetti

11/05 – “le Edizioni Libreria Croce” – incontro con Fabio Croce e gli autori di alcuni libri di recente pubblicazione incontro con l’autore moderato da Fabio Pellegatta – responsabile cultura CIC Circolo Arcigay Milano

13/05 – “Quando si ama si deve partire” di Delia Vaccarello – Mondadori incontro con l’autore.

15/05 – “Quanti padri di famiglia” di Flavio Mazzini – Castelvecchi incontro con l’autore.

17/05 – “La famiglia fantasma” di Gian Mario Felicetti – Edizioni Libreria Croce. Incontro con l’autore moderato da Marco Marsili – direttore responsabile quotidiano online LaVoceditalia

Sabato prossimo, 12 Aprile, il libro “La famiglia Fantasma” sarà presentato a Torino, allo ShortBus cafè alle ore 19:30, durante una apericena.

Lo shortbus è un locale gay-friendly, aperto da poco ai piedi della Mole Antonelliana, in via G. Ferrari 5.

Vi aspetto numerosi per tanti motivi: parlerò del libro, sel blog, della Rete Lenford e dell’iniziativa che stiamo organizzando con l’associazione CertiDiritti: contattare almeno 50 coppie in tutta Italia che vogliano chiedere la pubblicazione degli atti.

E quale occasione migliore di mostrare a tutti il Vademecum che ho fatto con le registrazioni audio delle mie telefonate al comune di Torino?

La Famiglia Fantasma dunque è stata al Mario Mieli. Per la prima volta nella sede di questa storica associazione! Io, un Ascolano trapiantato a Milano alla sede del Mario Mieli. Che emozione! Mi immaginavo le cose in grande.

Invece arrivo in via Efeso 2A, e vedo… una catapecchia.

Dov’è finito l’orgoglio gay?Non mi aspettavo proprio che il Mario Mieli dall’esterno apparisse come una vecchia casa in decomposizione. All’ingresso campeggia una bandiera sbiadita, grigia e floscia, che dell’orgoglio gay è il funerale.
Ho capito subito il mio errore: ero giunto a Roma con il massimo del gaio pregiudizio: quello che dipingeva il Mario Mieli come una grande realtà vestita con un abito adeguato.
Invece il Mario Mieli è una grande realtà, che però è ingratamente vestita di stracci. A maggior ragione, all’associazione e ai suoi soci va tutto l’onore per il grande coraggio e la forza che hanno.
In me resta un senso di disagio profondo per tutto questo stridore tra l’essere e l’apparire: qualcosa non quadra. La città di Roma non tiene al Mario Mieli. I gay di Roma non tengono al Mario Mieli. Per quale motivo? Mistero.
Solo la sera dopo avrei scoperto che quella stessa notte il Coming Out sarebbe stato dato alle fiamme. E io tremo a pensare che Roma, i romani e i gay romani non avranno cura nemmeno di questo. Spero che non sarà così.

Di pregiudizio in pregiudizio, mi aspettavo non solo una bella sede. Ma il mio gonfio ego l’aveva gonfiata di tante persone interessate alla cultura omosessuale e laica.

Dieci.
Tra cui due miei amici e il mio editore.
Se organizzavo la presentazione del libro nel mio condominio di casa eravamo di più. E non dico per dire. E’ proprio così.

Mi aspettavo che a Roma una realtà come il Mario Mieli, riuscisse a suscitare un certo interesse sul tema dei diritti civili. Invece, non c’era quasi nessuno. E fa pensare che mentre la Mucca è sempre piena, la sede non è mai ubriaca. Un po’ come succede per l’Arcigay a Milano. Dunque il problema non è certo il Mario Mieli o l’Arcigay.

E’ l’indifferenza dei gay, viene da dire. Tutti discotecari che pensano solo a divertirsi. Ma io non ci credo.

Forse è l’indifferenza delle associazioni LGBT alle reali urgenze, sempre più tragiche, delle persone italiane, gay o non gay che siano.

Troppe gaie distinzioni, poca capacità di condividere tra di noi e con tutti gli italiani.

Da questo viaggio porto a casa una lezione importante:
se il pubblico non c’è, vuol dire che lo spettacolo che si offre non è interessante. Libro compreso.
se la montagna non va a Maometto, non c’è niente che non va. E’ Maometto che deve andare alla montagna. E la montagna c’è. Maometto non è zoppo. Però, Maometto resta nella sua casa. Anzi… nella sua catapecchia.

Ringrazio il Mario Mieli per la grande opportunità che mi ha dato: di visitare ancora una volta Roma, di conoscere personalmente gente veramente in gamba. Considero un onore essere stato invitato a parlare al Mario Mieli e tornerei dieci, cento, mille volte a fare la stessa presentazione di domenica scorsa.
Ho trovato la mia montagna non nelle folle, ma nell’animo grande delle persone che erano là.

Per la presentazione del libro, un nuovo appuntamento in programma. Dopo Roma, Lecco.
Martedì 26 Febbraio, presso l’associazione Renzo e Lucio di Lecco, la terra dei promessi sposi ospiterà la Famiglia Fantasma.

Io la prendo come un buono aupsicio. Come Renzo e Lucia si sono posati, chissà che anche Renzo e Lucio possano un giorno celebrare il loro amore: quel matrimonio che s’ha da fare, eccome se s’ha da fare.

Esprimo anche un desiderio: qualcuno che, dopo la mia presentazione, decida di chiamare il comune di Lecco per chiedere la pubblicazione degli atti, seguendo l’esempio delle mie telefonate. E magari anche una coppia che decida di recarsi in comune a chiedere la pubblicazione, magari con l’aiuto (gratuito) della rete di avvocati “Lenford”

Se questo avvenisse per ogni città in cui presento il libro… chissà che non potrebbero cambiare alcune piccole cose!

Adozioni più giuste.Un’altra notizia molto interessante è l’ennesima conferma che le adozioni da parte di persone omosessuali sono una cosa normale.  Almeno a giudizio di nazioni che hanno già una esperienza in materia, e giudicano la situazione dai fatti e non attraverso principi e tabù.

L’Unione Europea ha reso noto le linee guida  della Convenzione Europea sulle adozioni, convenzione che verrà diffusa ufficialmente nella seconda metà dell’anno.

Dal sito http://www.vita.it prendo queste informazioni firmate a nome di Sara de Carli s.decarli@vita.it

È in arrivo da Strasburgo la nuova Convenzione europea sull’adozione di minori, che apre le porte all’adozione da parte di coppie di fatto, coppie omosessuali, single. La presenteranno il 19 febbraio alcuni europarlamentari, insieme a Maud de Boer Buquicchio, vice segretario generale del Consiglio d’Europa.

La Convenzione sull’adozione è un documento approvato dal Concilio d’Europa nel 1967; nel 2002 si decise di aggiornarla e ora la nuova bozza dovrebbe essere firmata nel Comitato dei Ministri del 5-6 maggio. La Convenzione (testo del 1967) prevede esplicitamente che «tutti gli stati contraenti si impegnano a garantire la conformità delle loro legislazioni nazionali» con i principi espressi nella Convenzione.
Vita ha potuto vedere una sintesi dei lavori fatti per modificare la Convenzione ed è quindi in grado di anticiparvi le direttrici del cambiamento.

Perché si cambia
In Europa ci sono molte leggi sull’adozione nazionale e internazionale, ma non sempre queste leggi hanno come prospettiva l’interesse superiore del minore.
Molte clausole della Convenzione del 1967 sono superate.
Il vice segretario generale del Consiglio d’Europa e un certo numero di europarlamentari sono convinti della necessità di creare una procedura comune per l’adozione internazionale tra tutti gli Stati membri e di incoraggire l’adozione internazionale là dove non c’è una soluzione nazionale. Su questo punto hanno preparato una dichiarazione congiunta che sarà presentata alla stampa il 19 febbraio a Strasburgo.

I punti fondamentali
L’obiettivo della rivista Convenzione europea sulle adozioni di minori è armonizzare le leggi nazionali degli stati membri, dando delle regole minime per l’adozione. Gli standard previsti dalla nuova Convenzione vanno oltre quelli del 1962 e vogliono andare incontro alle nuove esigenze e essere in linea con la giurisprudenza della Corte Europea per i diritti umani (esempio citato esplicitamente E.B. vs France, quello con cui la Corte europea sanzionava la Francia per aver rifiutato l’adozione a una coppia omosessuale).

Ecco i punti più innovativi:

  • l’età dei genitori adottivi è abbassata a 30 anni.
  • è sempre richiesto il consenso all’adozione del minore da parte del padre: nella versione precedente questo consenso era richiesto solo da parte del padre sposato, quindi solo per figli nati all’interno di un matrimonio.
  • è necessario il consenso del minore, se è in grado di esprimerlo. Il minore ha il diritto di essere ascoltato nel processo che decide del suo status legale e i suoi desideri devono essere presi in considerazione.
  • mentre la convenzione del 1967 limita l’adozione alle coppie eterosessuali sposate, obiettivo della revisione della Convenzione è quello di estendere l’adozione alle coppie eterosessuali non sposate ma registrate presso un registro delle unioni civili là dove questa istituzione è riconosciuta dalle leggi nazionali. Inoltre consente agli Stati che lo desiderano di estendere le adozioni alla coppie dello stesso sesso sposate o registrate, così come alle coppie omosessuali che vivono insieme in una convivenza stabile.
  • infine la Convenzione sottolinea il diritto del minore adottato a conoscere le proprie origini; questo diritto però va accordato con il diritto dei genitori biologici a rimanere anonimi.