Famiglia Fantasma

Distinzioni gaye e Indifferenze diverse

Posted on: febbraio 22, 2008

La Famiglia Fantasma dunque è stata al Mario Mieli. Per la prima volta nella sede di questa storica associazione! Io, un Ascolano trapiantato a Milano alla sede del Mario Mieli. Che emozione! Mi immaginavo le cose in grande.

Invece arrivo in via Efeso 2A, e vedo… una catapecchia.

Dov’è finito l’orgoglio gay?Non mi aspettavo proprio che il Mario Mieli dall’esterno apparisse come una vecchia casa in decomposizione. All’ingresso campeggia una bandiera sbiadita, grigia e floscia, che dell’orgoglio gay è il funerale.
Ho capito subito il mio errore: ero giunto a Roma con il massimo del gaio pregiudizio: quello che dipingeva il Mario Mieli come una grande realtà vestita con un abito adeguato.
Invece il Mario Mieli è una grande realtà, che però è ingratamente vestita di stracci. A maggior ragione, all’associazione e ai suoi soci va tutto l’onore per il grande coraggio e la forza che hanno.
In me resta un senso di disagio profondo per tutto questo stridore tra l’essere e l’apparire: qualcosa non quadra. La città di Roma non tiene al Mario Mieli. I gay di Roma non tengono al Mario Mieli. Per quale motivo? Mistero.
Solo la sera dopo avrei scoperto che quella stessa notte il Coming Out sarebbe stato dato alle fiamme. E io tremo a pensare che Roma, i romani e i gay romani non avranno cura nemmeno di questo. Spero che non sarà così.

Di pregiudizio in pregiudizio, mi aspettavo non solo una bella sede. Ma il mio gonfio ego l’aveva gonfiata di tante persone interessate alla cultura omosessuale e laica.

Dieci.
Tra cui due miei amici e il mio editore.
Se organizzavo la presentazione del libro nel mio condominio di casa eravamo di più. E non dico per dire. E’ proprio così.

Mi aspettavo che a Roma una realtà come il Mario Mieli, riuscisse a suscitare un certo interesse sul tema dei diritti civili. Invece, non c’era quasi nessuno. E fa pensare che mentre la Mucca è sempre piena, la sede non è mai ubriaca. Un po’ come succede per l’Arcigay a Milano. Dunque il problema non è certo il Mario Mieli o l’Arcigay.

E’ l’indifferenza dei gay, viene da dire. Tutti discotecari che pensano solo a divertirsi. Ma io non ci credo.

Forse è l’indifferenza delle associazioni LGBT alle reali urgenze, sempre più tragiche, delle persone italiane, gay o non gay che siano.

Troppe gaie distinzioni, poca capacità di condividere tra di noi e con tutti gli italiani.

Da questo viaggio porto a casa una lezione importante:
se il pubblico non c’è, vuol dire che lo spettacolo che si offre non è interessante. Libro compreso.
se la montagna non va a Maometto, non c’è niente che non va. E’ Maometto che deve andare alla montagna. E la montagna c’è. Maometto non è zoppo. Però, Maometto resta nella sua casa. Anzi… nella sua catapecchia.

Ringrazio il Mario Mieli per la grande opportunità che mi ha dato: di visitare ancora una volta Roma, di conoscere personalmente gente veramente in gamba. Considero un onore essere stato invitato a parlare al Mario Mieli e tornerei dieci, cento, mille volte a fare la stessa presentazione di domenica scorsa.
Ho trovato la mia montagna non nelle folle, ma nell’animo grande delle persone che erano là.

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9 Risposte to "Distinzioni gaye e Indifferenze diverse"

FOrte è lo scollamento di molte associazioni LGBT ‘storiche’ rispetto alla loro base. Credo sia questo il principale problema al giorno d’oggi per quanto riguarda la nostra comunità. E’ un fenomeno che travalica, in parte, la responsabilità delle singole associazioni: è tutta la società infatti ad esserne investita.

Proprio parlando con un amico della presentazione di domenica scorsa abbiamo rilevato le stesse cose. Mucca è piena e il Mario Mieli vuoto. C’è qualcosa ce non va e forse andrebbe affrontato in maniera diversa…
Ho pensato subito a portare il Mieli a Mucca! E’ tutt’altro che difficile!

condivido in pieno. non è vero che non c’è interesse, l’interesse c’è siamo noi ad allontanarlo! io credo quello di domenica per te è stato più un problema logistico! metti di aver organizzato questo incontro in un’atmosfera di festa, non elitaria ma aperta a tutti e pubblicizzata davvero come si deve, non la domenica ma ad esempio il sabato pomeriggio, sono convinto che almeno 100 persone ci sarebbero state 🙂 lo scollamento non è dovuto dal mancato interesse perché a Roma c’è una grande sensibilità anche tra i “discotecari” lo noto ogni volta che ci vado, c’è un maggiore senso di prevenzione e informazione, di comunità e fratellanza(o “sorellanza”?:)) per la stessa causa, anche quando succede qualche fatto spiacevole c’è molta meno omertà e le persone fanno rete facilmente..però come dite voi in tutta Italia si è creata ormai una casta tra la vecchia struttura dei militanti a tutti gli effetti(Arcigay e company) e la base. E già chiamarla “base” è sbagliato. La gente è stufa di essere trattata come un branco di pecore impedite, vorrebbe diventare protagonista. Ma non con i vecchi cliche dell’intellettuale. come ho scritto via mail a te, a Queerway e anche al circolo Mieli(e perdonatemi toni esasperati ma son dovuti dal fattaccio al Coming Out) è ora di abbattere le vecchie caste e ripartire dal popolo, attraverso nuovi strumenti di militanza: il tesseramento on line, la democrazia diretta, i gazebo e la raccolta firme, la militanza nella festa(o la festa nella militanza)

concordo sulla visione non indifferente di Roma e della comunità romana, ne sono convinto anche io.
militanza nella festa(o la festa nella militanza) è esattamente quello cui mi riferivo.
cerchiamo di fare rete una volta per tutte.
La gente, sia etero che GLBT, non è disinteressata, almeno in grossa parte. Sono forse gli strumenti di informazione, mobilitazione e sensibilizzazione adessere sbagliati.

Car* ragazz*,
avete mai sentito parlare di “impotenza”?
Avete mai sentito parlare di “rassegnazione”?
Avete mai sentito parlare di “omofobia interiorizzata”?
Avete mai sentito parlare di “antipolitica”?
Avete mai sentito parlare di “pregiudizi” e “luoghi comuni”?
Quando mi sento dire dalla cosiddetta “comunità” LGBT che non vale la pena combattere perché tanto le cose non cambieranno mai, che c’è un limite a tutto perché la natura non si può forzare e noi siamo andati oltre (sic!!!), che oggi si sta comunque meglio che cinquant’anni fa, che in fondo nascondersi non è poi un così grande sacrificio perché in compenso si può scopare di più, anche con gli etero (sic!!!), che chi fa lotta politica nelle Associazioni lo fa solo perché è parte del “magna-magna” generale, che le lotte per i diritti civili non servono in quanto tra due uomini non ci sarà mai amore eterno, forse tra le donne ma sono pochissime e dunque non ne vale la pena, che tutto ‘sto farsi vedere è controproducente perché irrita gli etero e basta (sic!!!) e, infine, che “matrimonio gay” è una pretesa che non sta né in cielo né in terra anche perché etimologicamente fa riferimento alla maternità… Di cosa stiamo parlando, ragazz*??
Una volta pensavo che una “sana” persecuzione sarebbe servita a svegliare la cosiddetta “comunità”… oggi penso che invece sarebbe avallata ancor di più la tesi di chi sostiene la necessità della doppia vita.
La “comunità” LGBT italiana è come gli italiani: non si guarda e non si premia il valore di chi ci mette l’impegno (per esempio di una vita a 2 veramente “coniugale”) ma chi opera con furbizia per avere la scopata in più. Tanto, una spalla per piagnucolare e un’altra per criticare aspramente chi si impegna c’è sempre. E, alla fine dei nostri giorni, c’è anche l’Estrema Unzione. Basta confessarsi e pentirsi un attimo prima di morire.

Caro Gianmario, avresti dovuto vedere il mieli 15 anni fa, prima della ristrutturazione e quando con l’ingresso dalla parte di via corinto si doveva litigare anche i condomini per la sola nostra presenza!
A parte questo, e a tutte le cose vere che ho letto anche nei commenti precedenti, è vero i froci vanno in discoteca e non alle presentazioni dei libri…. ma pensate sul serio che tra i ragazzi eterosessuali sia diverso?
Conosco 20-25enni eterosessuali che passano tutti i loro sabati a ballare e non hanno mai – ripeto MAI – letto un libro. E non è che loro non abbiamo problemi o diritti da rivendicare, la maggior parte di loro in discoteca ci va con i soldi di papà perche non hanno un lavoro o l’hanno precario.
Non so negli altri paesi, ma di certo qui abbiamo tirato su una generazione di teste vuote (salvo le dovute eccezioni) etero e non.
Detto questo mi auguro che nel futuro sia nelle presentazioni di libri che nelle manifestazioni per rivendicare diritti o per solidarietà la presenza di gay e lesbiche aumenti.

Caro Gian Mario, intanto il piacere di averti conosciuto (insieme ai due di queerway -a quando una cena di blogger gay?) e di aver potuto chiacchierare insieme cenando.

Poi, vorrei rassicurarti sul fatto che al Mario Mieli non c’è un vuoto pneumatico. E lo dico ringraziando chi nel Circolo si spende per far sì che il contenitore sia sempre più spesso saturo di proposte interessanti e coinvolgenti.

E’ vero alla presentazione del tuo libro c’era poca gente. Ma è vero che già altre volte ci sono state serate con poco successo, mentre in altre occasioni c’è addirittura il pienone.

Questi sono incidenti di percorso. L’importante è che il posto ci sia e che agisca il suo ruolo, che poi sia una catapecchia (fuori, dentro un po’ meno direi!) poco importa.

Ma la lontananza dalle persone, purtroppo rimane un fatto. L’unica cosa che attira sembrano essere il pride e le serate nei locali. Per il resto, calma piatta… ma se ti guardi intorno è così per tutto quello che riguarda la vita politica e associativa.

Con pazienza, tenacia, convinzione, coraggio e passione, anche qui le cose cambieranno in meglio.

Ed ecco che dal mio blog riesco a fare conoscenza di un “nuovo” amico ed infatti leggendo il tuo ultimo post noto quanto sei “guerriero” come lo ero io alla tua eta’(non che ora lo sono meno ma sono piu’ coerente della realta’ ma l’entusiasmo e l’energia e’ sempre quella di allora).
Purtroppo anch’io gia’ da molti decenni ho dovuto prendere atto che la Gay People italiana pensa solo all’individualismo e mai al sociale perche’ lo si vede bene quello che riescono ad ottenere(magari con grandi lotte)i “nostri fratelli” stranieri qui “esternamente”rimangono checche stupide che badano solo all’apparire ma di impegnarsi e collaborare uniti non se ne parla,facendo felici Vaticano,politici e “bella” compagnia.G.M. conto di trovare il tuo libro e ti assicuro che ti seguiro’ assiduamente perche’ si ha “assoluta”necessita’ di avere tra noi persone come te.
Grazie per quello che fai,tuo “nuovo” AMICO,Gianantonio47

Luca che piacere leggerti! 🙂 condivido con te parola per parola, è vero è molto triste il senso di rassegnazione che si legge in tanti nostri “amici” marchigiani, che dopotutto ingigantiscono ulteriormente a livello “provinciale” tutti i livelli dell’italiano medio. Molti dicono che le associazioni fanno parte del “magna magna” generale ma nn credi che questa pessima immagine spesso sia responsabilità della stessa Arcigay come ad esempio(una a caso) la questione delle tessere? La comunicazione è importante e l’immagine che Arcigay ha dato di se è disastrosa. Ammetterlo non costa nulla. Ecco, la responsabilità talvolta è anche nostra che diamo proprio l’immagine di essere estranei, lontani dalla vita concreta delle persone, non parliamo i loro stessi linguaggi. E di qui l’antipolitica, il rifiuto a pelle e la rassegnazione. Nelle Marche non solo c’è un deficit informativo enorme(e qui lasciamelo dire, io penso qualche piccola responsabilità ce l’avranno pure i cari amici pesaresi) ma non abbiamo ancora imparato la lezione che ad esempio il Circolo Mieli ed il Di Gay Project ci danno: dobbiamo creare fraternità. Prima si fa la comunità, poi si fa la cultura. Invece l’intellettuale medio radical chic dell’Arcigay fa prima cultura pensando che poi la comunità venga da se, e sbaglia! Informare e vendere qualche libro non basta, bisogna che nasca una vera e propria rete di amicizie, di relazioni sociali su cui contare e poter avere un punto di riferimento sociale riconoscibile. Arcigay non lo è se non per pochissimi, perché dà l’immagine di tanti musi lunghi. Basta un po’ di creatività, entusiasmo e freschezza: un gazebo con un happening rinfresco per chi vuole saperne di più, una simpatica buca delle lettere, una bacheca con la scritta “Gay Help Line” oppure “Esci fuori”, una raccolta fondi spontanea per alcuni obiettivi credibili(ad es. lotta al bullismo nelle scuole), feste di autofinanziamento tali e quali a come fanno a Roma con il Muccassassina o il Gay Village. Esistono ad esempio le feste itineranti del Friendly Beach party, perché non chiedere loro alcune feste di autofinanziamento? E’ molto bella la gita di Primavera nell’agriturismo maceratese, ma perché farne una sola all’anno e non organizzarne almeno 3 o 4 come appuntamenti trimestrali, oppure ancora perché non organizzare gite in bus in qualche località d’Italia così come fanno ad esempio le associazioni universitarie? Perché non organizzare un “freedom tour” in tutti i principali centri cittadini, a cui ad esempio invitare genitori, insegnanti e operatori sociali? Si creano sane amicizie, si cresce insieme, e insieme si fa cultura, e insieme si diffonde l’amore per i diritti civili. Certo, tutto nei limiti dei tempi e delle possibilità che ognuno di noi ha. Ma io credo c’è anche un deficit d’entusiasmo.
Sono proposte che lancio a caso, tanto per farti capire che spesso le idee ci sono ma io finora sono stato abbastanza isolato(e solo questi giorni noto con piacere tante adesioni positive su questo blog)..e “depresso” sia dalla gente rassegnata e masochista che descrivi benissimo sia da un’Arcigay che devo dirtelo, mi dispiace molto, a livello locale nn sta facendo nulla. O meglio sulle sue attività c’è un vuoto informativo enorme e quando c’è informazione serve a poco perché viene snobbata, nn viene comunicata come si deve. E’ uno snob reciproco tra “popolo” ed “elite”. uno scollamento che qui è forte molto più che a Milano o a Roma è presente. Ripartiamo per questo da un po’ di sano decisionismo..e ottimismo della volontà!

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