Famiglia Fantasma

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Finalmente lo pubblico anche su Famiglia Fantasma. Un video di cui vado fiero, perché prima di tutto ci sono io. Perché è stato fatto il giorno del Pride Nazionale a Bologna… perché c’era una file incredibile. Perché mi emoziona ogni volta che lo vedo, e lo rivedo, e lo rivedo.

Sono baci di amore, sono sorrisi limpidi e liberi, sono gioia di chi sa ancora gioire della libertà che spera di avere anche se ancora non ce l’ha. E’ un blues allegro questo video, forse un gospel.

in ogni caso, vi invito a vederlo, e magari a rivederlo. Un abbraccio a tutti voi.

Gian Mario

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Il voto gay? Una trappola...Ultimamente si è parlato della possibilità di fondare un partito gay. Una idea che non piace a nessuno, me compreso.
Gli Italiani LGBT preferiscono rimanere stoicamente privi di uno stendardo o di un sigillo identitario, anche se così si ritrovano persi in una campagna elettorale che li priva di una reale possibilità di scelta e di autodeterminazione democratica.
Infatti, tutti – ma proprio tutti – sono delusi dalla sinistra che non vogliono più votare.
Pochi restano perplessamente fedeli ad un pensiero di destra che offende la dignità di chi non è eterosessuale.

In tutto questo lamento, nella websfera ci sono sospiri che si ripetono, quasi a formare un coro di cauto buon senso: “Voterei il Partito Radicale, ma purtroppo ha zero peso politico. Sarebbe un voto sprecato, quindi non lo voterò.”
Una logica rinunciataria, come le premesse implicite su cui si basa: “Noi cittadini omosessuali non possiamo fare nulla. Il nostro destino non è nelle nostre mani e dovremo attendere tempi migliori, una politica migliore”.

In realtà il Partito Radicale è l’unico partito in Italia le cui idee coincidono quasi al 100% con le rivendicazioni LGBT. Centimetro per centimetro. Non a caso gli omosessuali che hanno fiducia nel Partito Radicale sono tanti, anzi tantissimi.

E allora chi ci vieta di investire in questa fiducia?

Se il Partito Radicale non ha peso politico, diamo al partito Radicale il peso della nostra cittadinanza e del nostro voto.
Diamo al Partito Radicale quei milioni di voti che non ha mai avuto.
Facciamolo tutti insieme, sotto una leadership che sappia osare.
Facciamolo una volta sola, per una sola legislatura, senza legarci politicamente con un partito ma condividendo un definito impegno programmatico.
Come in un contratto a progetto, tranciando alla base ogni premessa di legami strategici o di lungo termine. Il grave errore fatto con il centrosinistra ancora fa male. Meglio restare sul piano dell’azione e poi ognuno per la sua strada.

Il voto gay può essere una bomba. Un modo c'è...A quanto arriverebbe il partito radicale in questo modo? Ad una percentuale mai vista prima! Ad una percentuale che non si potrà più dire che è un voto sprecato. Anzi. Sarà un voto utile, e quanto!
In cambio, il Partito Radicale dovrebbe accettare di vincolarsi prioritariamente ad una totale adesione alle rivendicazioni LGBT. Dal primo all’ultimo giorno della legislatura, pretenderemo una maratona per i diritti civili.

Come si può mettere in pratica una simile idea? Il 1 Marzo Arcigay deciderà le linee programmatiche per le votazioni del 13 Aprile.
Tanto vale sperare che siano linee guida coraggiose, innovative, coinvolgenti e sovversive.
La mia speranza è che Arcigay, in quel giorno, ci indichi una strada unitaria per un obiettivo concreto e credibile.
Arcigay potrebbe mostrare alle forze politiche la forza che siamo: non in potenza, ma di fatto.
Arcigay potrebbe esprimere una leadership che sia finalmente vera, riuscendo ad aggregare un voto ad oggi pericolosamente disperso.
Potrebbe infine mostrarsi capace di aggregare le strategie delle associazioni LGBT più importanti, Mario Mieli e DiGayProject in primis.

Certo, con una esposizione del genere ci si gioca la faccia. Ce se le giocherebbe la dirigenza Arcigay. Me ce la gioco io.
Sono un blogger che sta muovendo i primi passi nell’impegno civile proprio in una nascente associazione radicale, e questa mia proposta può segnare il pregiudizio dei miei lettori per sempre.
Ma non c’è nulla che io consideri più prezioso della mia libertà e della mia dignità; e di questo confido senza dubbio: che i miei lettori sapranno rendermene conto.
Il fatto è che ho un obiettivo: sposarmi entro 4 anni e 4 mesi. Un obiettivo che è raggiungibile riuscendo ad esprimere il peso politico del nostro voto e il peso sociale della nostra cittadinanza.

E poi… è insostenibile vergognarsi di desiderare il nostro voto aggregato e quindi “pesante”.
E’ insostenibile avere delle riserve ad aggregare il voto LGBT nell’unica realtà politica che rispetta gli omosessuali al 100%: qualunque essa sia.

A volte, anche le cose necessarie non accadono solo perché nessuno ha l’avventatezza di parlarne. Ecco perché mi sono deciso a lanciare questa idea avventata.

Uccisi perché si amano. Sono i crimini d'amore...Nel mondo ci sono nazioni in cui esistono i crimini d’amore, o in inglese “Love Crimes”. L’Iran è uno di questi.
Hamzeh e Loghman, rispettivamente 18 e 19 anni sono stati arrestati lo scorso 23 gennaio a Sardasht in Iran e sotto tortura hanno confessato di essere omosessuali e di amarsi; ora li attende la pena di morte perché su di loro pendono due accuse: Mohareb (“nemico di Allah”) e lavat (sodomia). Per questo, secondo il codice penale iraniano meritano la forca.

Gli Italiani si indignano, ma le istituzioni tacciono.
Non certo perché impegnati nelle consultazioni della ennesima crisi. Ma semplicemente perché una classe politica incapace di stigmatizzare e punire i crimini d’odio, è del tutto indifferente allo sdegno che il mondo intero prova nei confronti dei crimini d’amore.

Fermiamo l'odio. Combattiamo il razzismo.Molti di noi conoscono la petizione, diffusa anche dal sito Corriere.it, organizzata dal gruppo Everyone.
Tantissimi l’hanno già firmata, quasi cinquemila (se non l’hai fatto, cosa aspetti?) e anche diffusa. Ma possiamo fare ancora un’altra cosa.
Ci siamo impegnati a produrre dei moduli per l’invio automatico di mail alle principali istituzioni iraniane. Basta inserire il proprio indirizzo mail, apporre la firma in calce alla mail e premere invio.
Tre piccoli passi per rafforzare l’efficacia della petizione. Tre gesti semplici che forse salvano due vite, ma di sicuro rafforzano le nostre coscienze.

Perciò fatelo subito: inviate la vostra mail e diffondete la notizia.
Fatelo per noi Italiani, per dimostrare che non abbiamo nulla da spartire con lo sporco dei nostri politici.
Fatelo per gli Iraniani e le Iraniane, che come il resto del mondo, odiano il fondamentalismo.
Fatelo per Hamzeh e Loghman.

A volte questi due ragazzi mi sembrano già dei fantasmi che non sono mai esistiti.
A volte mi sembra di sentirli respirare al mio fianco.
Altre volte penso che la solidarietà salva la vita,e poi subito dopo mi sembra tutto inutile.
Ma sempre sento il tormento di non lasciare nulla intentato, e disprezzo la minima ombra di indifferenza che possa oscurarmi la coscienza.

E un po’ disprezzo anche quella altrui. Per questo cerco quanto meno di provocarla.

In tema di arogmenti su Arcigay, riporto volentieri parte un commento di Eleonora, caporedattrice di GayaWeb, ad un precedente post.
Qualcuno aveva invitato ad aggiungere proposte alle condivisibili critiche. Ecco, allora, qualche idea su come potrebbe muoversi ArciGay per emanciparsi dalla dipendenza da saune e cruising:

a) Decidere due/tre campagne simbolo da portare avanti nel 2008 (ad esempio: matrimonio omosessuale, leggi antiomofobia e educazione alla diversità nelle scuole).
b) Impostare una bella campagna di comunicazione che copra a tappeto tutti i siti e le realtà GLBT italiane.
Dare la possibilità a chi lo vuole di fare cyberattivismo (azioni di pressing tramite email, volantini ed adesivi da scaricare e diffondere, brochure esplicative da lasciare nei luoghi strategici, testi di querele da scaricare e presentare, etc.): è molto importante far sentire il singolo come attivo e importante per la comunità (perché è, in effetti, così!).
c) Impegnarsi con iniziative di found raising ben mirate ponendo l’accento sul “rinnovamento” ideologico e metodologico dell’associazione. Le formule sono molte: organizzare giornate di dibattiti con a seguire eventi musicali e magari ospiti noti (seguendo il filone dell’”infotainment”, information+entertainment), eventi sportivi, iniziative di rappresentanza simili a quelle del GLAAD (che guadagna un sacco di soldi di pubblicità), presenza costante nei locali serali per far sentire alla gente che Arcigay è presente, una presenza maggiore sul territorio, sulla stampa e sugli altri mezzi di comunicazione e soprattutto nelle scuole e così via…
d) Un ulteriore risorsa è il web advertising.
Per fare un esempio, se Arcigay riuscisse a far diventare il suo sito il fulcro dell’attivismo GLBT italiano (facendo quindi incrementare notevolmente il numero delle visite giornaliere e la fedeltà dei propri visitatori), potrebbe vendere i propri spazi pubblicitari ad aziende che abbiano prima dimostrato di attuare politiche antiomofobe al proprio interno (o cose simili). Con la vendita di spazi pubblicitari su un portale così importante sarebbe molto facile fatturare decine di migliaia di euro, oltre a diffondere nelle aziende l’esistenza di un’etica antiomofoba da far rispettare…
Sarebbe molto diverso pubblicizzare aziende certificate come “eticamente corrette” rispetto a saune e cruising.
In generale, credo che aumentare l’autorevolezza di ArciGay farà aumentare sicuramente il numero di persone pronte ad impegnarsi e a sostentarla anche economicamente.

A tutto questo io aggiungo: inaugurare il tesseramento di Arcigay via Web.
Questo ha un molteplici vantaggi:
1) prima di tutto Arcigay si svincola (almeno in parte) dalla dipendenza logistica – quella che vuole i circoli ricreativi indispensabili perché è là che la gente fa le tessere, non certo nelle sedi dei comitati provinciali (pochi e con orari scomodi).
2) le quote dei ricavati dei tesseramenti andrebero in maggior misura alle sedi sociali di Arcigay e meno ai circoli ricreativi
3) Non da ultimo, il tesseramento risulterebbe un processo più trasparente e la gente nasconderebbe meno la tessera. Oggi c’è un luogo comune tra gli etero (o presunti tali), non corrispondente al vero, ma diffusissimo: se hai una tessera Arcigay vuol dire che sei stato in un locale (vedi il punto 1). Addirittura c’è chi mostra la tessera Arcigay per “dimostrare”di essere gay.

Un tesseramento fatto e pubblicizzato via internet si ammanterebbe di una “neutralità” che permetterebbe anche di pubblicizzare il tesseramento anche agli eterosessuali, di cui abbiamo tanto, tanto bisogno.
Mi immagino già un video su youtube: un ragazzo/ragazza che mostra fiero la sua tessera Arcigay ai genitori. Loro non fanno in tempo a mostrarsi sconvolti che il figlio dice innocentemente: “L’ho fatta su internet!”. E nella scena successiva c’è tutta la famiglia davanti al PC che si sta tesserando… Carino, no?  Non morite anche voi dalla curiosità di vedere come è fatta la mamma di Mancuso, o il papà di Imma Battaglia? (nella mia ingenuità la immagino tesserata Arcigay…)

A proposito di youtube… lo usano tutti, anche quella vecchia babbiona di Angela Merkel… perché non farlo anche noi?

Qualche vlogger LGBT che si fa avanti?

Tempo fa mi sono addentrato in una implausibile recensione di un film che non avevo visto. Ora però, dopo aver visto il film, sto leggendo il libro. Perché? Mi ha colpito l’idea dello scrittore di prendere il nostro io, la nostra coscienza o la nostra anima (chiamatela come volete) e metterla fuori di noi, al nostro fianco. Dargli una forma archetipa di un animale. Dargli un nome. Sono i Daimon.

Una trovata “geniale”, perché questo articificio letterario ha il grande pregio di rendere raccontabile quello che psicologi e altri studiosi cercano da secoli di “spiegare”. Tutta la fantasia narrativa si sprigiona con questi daimon che parlano, hanno iniziativa, coccolano, litigano, si azzuffano con gli altri daimon… ma soprattutto fanno in modo che ciascun essere umano non sia mai completamente solo.

Altro vantaggio, è che “quello che siamo”, l’identità, viene illustrato con le situazioni tipiche della “relazione”. L’uno diventa due. Con tutta la ricchezza he esso comporta.

A questo punto, sempre più spesso mi trovo a immaginare: e io di che Daimon sono? Sono giunto alla conclusione che sia un drago. Per tutta una serie di motivi. Ma soprattutto, credo che il mio Daimon sia un maschio.

Leggete, infatti, queste righe: Bernie era un uomo gentile e solitario, una di quelle rare persone che avevano un Daimon dello stesso sesso del proprio.”  Forse sono un fissato, ma la genilezza, la normalità con cui sono state messe giù queste poche righe, mi ha fatto pensare che Bernie fosse omosessuale. E tutto questo mi ha fatto riflettere su quanto è facile parlare rispettosamente delle persone omosessuali, senza schemi nè categorizzazioni, senza stupidi pruriti e curiosità sessuali. 

Tutto questo per incoraggiavi a leggere la trilogia “Queste Oscure Materie” di Philip Pullmann.  

Come anticipatovi, ho scritto una lettera al presidente della Repubblica. Sono gli auguri di buon anno. Per fare gli auguri e scrivere al presidente anche voi, questo è il link:  Attenzione che la lettera non può essere più lunga di 5000 caratteri.

Egregio Presidente della Repubblica,
le scrivo per porgere a Lei e Sua  moglie Clio i migliori auguri per un Felice 2008. Formulo i propositi per una esistenza sana, tollerante e aperta alla vita e ai valori del rispetto e della serena convivenza civile.

Una lettera al presidente per tutte le famiglie italianeGli auguri che Le rivolgo significano molto per me, cittadino italiano omosessuale, e per la mia famiglia, la quale ancora dopo anni e anni non ha nessun  riconoscimento legislativo.
I politici italiani sono sempre più distanti dalla vita e dai valori reali dei cittadini. Noi, gente comune, restiamo soli, nel silenzio. A costruire la nostra solidarietà e la pacifica convivenza con l’impegno di tutti i giorni.
Perciò mi auguro che almeno il Suo messaggio per il nuovo anno sia rivolto alle persone normali, e alle loro famiglie, qualunque e comunque esse siano. Mi auguro che Lei si rivolga anche alle famiglie fondate sull’amore tra due persone dello stesso sesso, e che lo faccia apertamente, senza distinzioni, che sarebbero prive di fondamento Costituzionale.
Ogni cittadino, infatti, ha il diritto di vedersi riconosciuto il diritto alla famiglia, perché la Costituzione (Art. 29) dichiara che ogni famiglia è una società naturale, ovvero, una realtà sociale che viene prima di ogni normalizzazione che possa essere imposta o promossa dalla Repubblica.

Tante famiglie, una sola libertàSignor Presidente, in Italia ci sono famiglie sposate con figli, famiglie sposate senza figli, famiglie sposate in cui uno dei coniugi è transessuale, famiglie sposate all’estero a cui viene negata la trascrizione in Italia dei loro matrimoni, famiglie con figli alle quali non è permesso di sposarsi (lasciando dei bambini innocenti in uno stato di non diritto che è inaccettabile), famiglie senza figli alle quali non è permesso di sposarsi, famiglie con figli che hanno deciso di non sposarsi, ma che non per questo non godono di quei diritti che la legge ancora non riconosce loro.

Le Istituzioni sane riconoscano in ciascuna di queste famiglie una risorsa necessaria, insostituibile e non negoziabile: il saldo fondamento della coesione sociale, della solidarietà umana e della convivenza civile. Ogni famiglia Italiana, anche omosessuale, costituisce quella speranza di pace e di onestà di cui il Paese ha bisogno.
Ogni singola famiglia che la Repubblica si sente in diritto di non riconoscere e di non tutelare è una sconfitta per la civiltà, una perdita per i valori civili e costituzionali, un’opportunità in meno di avere un mondo solidale e in pace.

Carissimo Presidente, mi congedo esprimendoLe il mio profondo sentimento di orgoglio, orgoglio di essere Italiano, così come di essere omosessuale, e chiedendoLe infine un atto esplicito, poche parole, che ribadiscano come davvero Lei sia il presidente di tutti gli Italiani. Quelli normali. Anche omosessuali.

Sinceramente.

Dopo essermi sfogato un po’ contro l’apatia e l’omissione colpevole degli stilisti, voglio lanciare un appello.

Cari (nel senso che un paio di mutande vostre costano 100 Euro) Armani, Valentino, Dolce & Gabbana e anche carissimo ex fidanzato di Versace. Invece di essere i soliti paurosi, fifoni, opportunisti, menefreghisti, qualunquisti che per paura di perdere i favori di qualche potente omosessuale velato (in tonaca o parlamentare, poco importa) perché non vi riprendete un po’ di dignità? Come fanno i vostri colleghi Europei e Americani.

Non siate collusi con gli omofobi. Siate delle persone integre e moralmente oneste!

Siete pieni di miliardi? Fondate una associazione che si batta per i diritti degli omosessuali. Io li confondo sempre, ma so per certo che o Dolce o Gabbana vuole un figlio. E allora, se hai una passione così forte e bella, battiti per essa. Aiuta chi ha la stessa tua passione, ma meno risorse. Fai qualcosa affinché tutti gli omosessuali maschi italiani che – come me – non sono miliardari, possano riuscire ad avere un figlio!

Ci sono tante associazioni GLBT. Ci sarebbe bisogno di presidi sanitari, psicologici, e tante Help Lines. Non vi piacciono le associazioni esistenti? Vi capisco…. allora createne una voi. Chiamatela FASHION… NO MORE VICTIMS.

Per entrare a far parte dell’associazione, invece che tesserati si dovrà essere “Mutandati”. Gli associati, insomma dovranno indossare le vostre mutande (non quelle usate da voi!… quelle che disegnate o sul quale mettete semplicemente il logo). Così finalmente anche Zeffirelli parteciperà ai Gay Pride: dato che lui, i manifestanti, li vuole tutti ben vestiti

Se volete, cari stilisti, potete restare così come siete: avete un grandissimo pubblico gay a cui dovete molto per il vostro sucesso. Siete voi stessi gay (molti di voi). Però, probabilmente essendo miliardari, non sentite sulle vostre vite la zavorra delle discriminazioni. Quindi continuate pure: siate vigliacchi, qualunquisti, menefreghisti. In futuro potrete sempre disegnare preziose scarpette rosse al Papa. Lui si che paga molto per le sue centinaia di vestiti.