Famiglia Fantasma

Severgnini e le lacunose opinioni omofone

Posted on: febbraio 6, 2011

Signor Severgnini,

la lacunosità delle sue argomentazioni contro le adozioni gay mi ha stimolato le seguenti riflessioni.

Per quanto la risposta “punto per punto” risulti antipatica, è il modo migliore che ho trovato per essere efficace nell’individuare quelli che ritengo essere punti deboli del suo discorso.

Alla fine, invece, esprimo un mio giudizio, non certo morbido. Non la prenda sul personale, ma responsabilmente pensi con la mente del ruolo che il suo “personaggio” ricopre.

Cordiali saluti.

Gian Mario Felicetti

Perché il contesto non lo consentiva, caro ELC? In quello spazio mattutino (ore 8.30, dal lunedi al venerdì) parliamo di tutto, da tempo. Ho premesso che le coppie dello stesso sesso vanno tutelate e riconosciute dalle legge. Ma che ci posso fare?

Non sono favorevole all’adozione e, prima ancora, al matrimonio, che è per definizione l’unione di un uomo e di una donna.

Occorre precisare del contesto in cui questa definizione esiste. Non è di ceto una definizione universale. Non c’è, ad esempio, nella costituzione, che non parla di uomo e donna, ma di “società naturale”, e non certo in senso teologico. Società Naturale è un termine utilizzato per definire che la famiglia è una realtà che si antepone allo stato. Quindi “società naturale” significa, terra terra: no alla “famiglia di stato”, sì alle famiglie che le persone decidono di costruire nel tessuto sociale in cui vivono. Aldo Moro in costituente ha detto, riferendosi a “società naturale” che lo stato “si inchina” di fronte alla famiglia. Anche alla mia.

Ad ogni modo, adozione e matrimonio (civile, nota bene) sono argomenti distinti, che non andrebbero confusi se si vuole costruire un contraddittorio che faciliti la costruzione di una società migliore.

Non accetta il mio argomento? Provi a seguirmi. Perché, allora, il matrimonio non può essere fra tre persone? O fra quattro? O fra tre uomini, due donne e un avatar? Se la sua risposta fosse «Eh no, bisogna essere in due!», vuol dire che anche per lei esiste una definizione di matrimonio, basata su una categoria: il numero. Per me ce n’è un’altra: la differenza di sesso.

Il suo argomento tiene. Ma tiene anche se lo riapplica nella direzione opposta. Ovvero: chi ci assicura che questo limite che “deve” essere messo nella definizione al matrimonio non diventi poi una misura odiosa di totalitarismo, come quando ad esempio, non bastava essere uomo e donna per sposarsi. Ma bisognava essere uomo ariano e donna ariana. O giù di lì.
Forse si comprende che allora occorre ampliare le prospettive, il punto di vista. La questione non è che occorre mettere limiti, perché poi nessuno ci assicura che non ne vengano messi troppi. Piuttosto il problema è quello di farli cadere, certi limiti, secondo quelli che sono i tempi e la società di oggi. Senza paure. Senza aggrapparci a paletti che fanno da sponda a recrudescenze fasciste, fondamentaliste o totalitaristiche mai sopite in Italia e nel mondo.

Non lo chiede solo la religione cattolica; lo suggeriscono il buon senso, la storia e la natura (che punta, implacabile, alla procreazione e alla conservazione della specie).

Qualunquemente, sono d’accordo con lei, specie riguardo il buonsenso. Ad ogni modo, oggi le persone e le coppie omosessuali possono procreare, non sono “costituzionalmente sterili” come disse Mara Carfagna (che poi, da Ministra, si è scusata di avere utilizzato queste parole).
Ma non solo: si è mai chiesto come mai le persone omosessuali sono presenti in ogni luogo e in ogni tempo? Evidentemente la Natura stessa ha in qualche modo previsto, necessariamente, questo apparente paradosso, che ad una lettura semplicistica e meccanicistica, sembra essere “contrario” alla procreazione della specie. Ma ad una lettura un po’ più profonda, anche se in maniera indiretta, evidentemente anche gli omosessuali hanno un loro ruolo nella conservazione della specie, altrimenti non esisterebbero!

Aggiungo: l’adozione da parte di coppie omosessuali mi lascia perplesso; molto perplesso quando ha risvolti pubblici e mondani, come nel caso di Elton John. Un bambino ha bisogno di mamma e papà, figure diverse e complementari. Può accadere che debba crescere solo con una o solo con l’altro. Ma svantaggiarlo da subito mi sembra ingiusto. Solo nel caso di adolescenti, la cui l’adozione si rivelasse difficile, sono pronto a rivedere il mio parere.

Ha mai letto gli studi psicologici e sociologici sui bambini nati e/o cresciuti da famiglie omosessuali? Non sono svantaggiati in nulla. Ha mai parlato con qualcuno di questi bambini, ragazzi, giovani uomini e donne? Non credo…

Questo fa di me un troglodita politico? Non credo. Forse, in parte, un conservatore. Credo infatti che qualcosa da conservare ci sia, nella tradizione e nella fabbrica sociale degli uomini. Molto altro, invece, si può e si deve cambiare. E in Italia non lo facciamo, porca miseria.

Porca miseria? Pessimo stile retorico. Comunque… Questo fa di lei una persona disinformata e superficiale.Inconsapevole, mi auguro, della banalità del male che crea diffondendo questi pregiudizi, ancor più da un pulpito progressista.

– Posted from IPhone

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1 Response to "Severgnini e le lacunose opinioni omofone"

Un bambino/a ha bisogno di amore, e l’amore non ha sesso. Sulla presunta “complementareità dei ruoli” sono stati scritte alcune tra le pagine più brutte della nostra storia: due secoli di schiavitù della donna. Detto ciò sono a favore delle adozioni ma nutro profonde perplessità sulla questione dell’ utero in affitto non citata dall’ articolo ma che mi è balzata alla mente leggendolo. Come afferma la Muraro non esiste un diritto al figlio/a e questa pratica può portare alla colonizzazione del corpo delle donne povere. Come al solito oltre alla questione omosessuale ritorna l’irrisolta, spinosa questione di classe e delle diseguaglianze di potere. ( se fosse una pratica non mediata dal denaro sarei favorevole). Non so se hai scritto post sull’argomento, sono capitata sul blog per caso ma ho trovato spunti di riflessione interessanti.

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