Famiglia Fantasma

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Noi omosessuali siamo linfa viva della nazione, al pari degli altri cittadini.
Chi non riconosce il nostro diritto all’uguaglianza commette altro tradimento verso la patria.

Dopo aver appurato che l’omofobia è mafia e l’outing è l’equivalente della denuncia del pizzo, veniamo al dunque.

L’unico modo di porsi nei confronti di mafia e camorra è di stigmatizzare il fatto che sono un cancro per la convivenza civile.

Un cancro non è mai una cosa da poco. E’ una malattia terminale. Non ha senso avere un cancro e non volerlo combattere, se non quando si è accettato di voler morire.

Preferisco vivere. Preferisco un’italia libera e rispettabile.

E invece la mafia e la camorra sfidano lo stato e lo fanno alimentando una lotta all’ultimo sangue. Anche quando camuffata da stretegie concilianti e disposte al compromesso (corruzione).
E’ strano a dirlo, ma sono d’accordo con Maroni: la mafia e la camorra sono sinonimo di guerra civile. Non ci sono altri termini di paragone. Non c’è spazio per valutazioni buoniste.

Aggiungo: la guerra civile non c’è solo quando si spara uccidendo varie persone di colore. La guerra civile c’è ogni giorno. E’ slineziosa. Si camuffa. Ma c’è. E uccide. E quando non uccide viola, degrada, sfrutta.

L’omofobia è pure lei una questione di geurra civile. Possiamo impegnarci a parlarne quanto vogliamo. La cultura omofoba va sradicata senza pietà, senza rispetto, senza compromessi.
Non si può trattare con l’omofobia così come non si tratta con i tumori o con chi fa guerre civili.
O si vince, o si perde.
O si vive, o si muore.

Ovviamente sto parlando di cultura omofoba. Non di persone omofobe.
Non sto dicendo di armarci come farebbe Bossi.

Basterebbe cominciare riabilitando l’outing e ciò che non è political correct. La mafia, e l’omofobia non lo sono. Smettiamo di esserlo anche noi.

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—-FARE OUTING E’ COME DENUNCIARE IL PIZZO—-

Mafia e omofobia, dunque, sono totalmente sintonizzate.
La cultura mafiosa rafforza quella omofoba e viceversa.
Se non vi sono bastate le argomentazioni precedenti, pensate a questa: l’omertà.

La mafia si nutre di omertà. Anzi, la respira come fosse la vita. L’omertà dà la vita alle proprie vittime e permette loro di scimmiottare una serenità e normalità di vita: stai zitto, nessuno ti ammazza, dunque tutto bene.

Anche l’omofobia si nutre di omertà.
Per un omofobo è fondamentale che nessuno rompa questa campana di vetro in cui nessuno è omosessuale e se c’è comunque l’omofobia non esiste.
Per l’omofobo è fondamentale che le persone e gli amori e le famiglie omosessuali restino relegate nelle cantine. E quando parlano troppo vanno bene anche foibe, garrote, e campi di sterminio.

Per chi vive in Sicilia o a Napoli, chi denuncia la mafia o la camorra è pazzo. E va emarginato.
Allo stesso modo, gay e lesbiche che cercano visibilità incece di relegarsi sono offensivi, indegni di considerazione.

La cultura mafiosa ti fa sembrare che tutti i siciliani siano mafiosi, e tutti i napoletani camorristi. In realtà non è così. Così come non è vero che gli italiani sono omofobi. Gli italiani sono vittime dell’omofobia.

Hanno paura. E perciò l’omertà prende il posto della solidarietà.

E così, mi viene da dire al papa, alla binetti, ai comunisti “vecchio stile”, a chiunque non rispetta la dignità e l’uguaglianza delle persone omosessuali, quello che Saviano dice ai camorristi: voi non valete niente.

E perciò mi viene in mente che sarebbe ora di non avere più nessuna remora a fare outing a queste persone. Fare outing è come denunciare il pizzo, denunciare i propri carnefici.
Fare outing significa rompere il muro di omertà, che è così complesso, e così di gomma, che non basta fare coming out per rompere questo muro.

Il passo personale va fatto. Ma bisogna aiutare gli italiani, vittime dell’omofobia, a non avere paura degli omofobi. Denunciamo gli omosessuali velati e omofobi.
Diamo un colpo di botte alla solidarietà tra gli italiani e gli omosessuali. Facciamo outing.

Diamo dignità all’outing.

Da tempo.

Da quando ho letto il libro “Gomorra” di Saviano ho questa chiarezza.

L’omofobia in una democrazia può esprimersi e prendere corpo e credibilità solo in un contesto di mafiosità.

La cultura mafiosa che nega la propria esistenza, così come gli omofobi negano l’esistenza dell’omofobia.
La cultura mafiosa che limita la libertà e degrada l’esistenza delle persone lasciandole libere nella loro vita privata, semplicemente negando loro le più elementari opportunità.

La cultura mafiosa che è così capillarizzata che le stesse vittime neanche più chiedono di essere liberate: anzi il nemico è addirittura lo stato e la polizia. Mafiosità interiorizzata, mi verrebbe da dire. Proprio come quegli omosessuali omofobi (molto ricchi oppure falliti terminali) che dicono che è normale o giusto non avere diritti.

La cultura mafiosa che è omertà. Ma questo, forse – anzi, di sicuro – merita un post a parte.