Famiglia Fantasma

Denunce di autoapartheid. Ovvero giustificazionismo del razzismo

Posted on: aprile 26, 2008

 Spiagge gay, cimiteri gay… Perché denunciarne l’esistenza come una colpevole imperfezione della comunità gay? Non è forse segno di un razzismo ipocrita, che non vuole assumersi la responsabilità degli effetti deleteri che esso comporta?

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Ecco un vero cimitero gay…Sabato scorso pensavo ad un prossimo futuro, quando io e Riccardo magari saremo ancora insieme e perciò vorremmo esserlo anche dopo la morte.
Pensavo alla difficoltà di superare le ritrosie della sua famiglia, che non considerandoci famiglia, vorrebbe solo il proprio figlio e si imbarazzerebbe ad ospitare un’altra persona che non è il coniuge. Dopo morti, , il nostro legame sarà presto dimenticato da uno spietato razzismo selettivo.
Pensavo all’imbarazzo che proverebbero i miei parenti se dovessero venire a visitarmi in un paesino a loro sconosciuto, in una tomba di una famiglia che nutre sentimenti contrastanti nei miei confronti.
E farci una tomba a due? Pensavo che incontreremmo problemi dall’amministrazione comunale. Volendo fare una tomba famigliare, tipo coniugi, con me e Riccardo. Ce lo permetterebbero? Metterebbero i bastoni tra le ruote? Non so, forse sì, forse no.

Pensavo a queste cose perché questo articolo del Giornale si affanna a dire che certe iniziative sono un autohapartide, facendo intuire che è non necessario.
In realtà, stare ad un funerale, tra le tante cose, mi ha fatto capire che alcune delle ghettizzazioni volontarie tipiche del cosiddetto “mondo gay”, non sono altro che il prezzo da pagare per rendere psicologicamente sopportabili quelle difficoltà imposte dal pregiudizio della gente.
Insomma, solo nelle spiagge gay posso baciare il mio uomo senza troppi problemi. Una spiaggia gay è autoghettizante? Sì, lo è. Lo scandalo e l’imbarazzo dei benpensanti è la corrispondente discriminazione, il razzismo, l’hapartheid che la nostra ghettizzazione denuncia.

Medaglie per uccidere, disonore per amare...In tutto questo il compito di un giornalista non è quello di fare gli spavaldi sulle spalle delle difficoltà e delle inutili complicazioni che categorie di persone sono costrette ad affrontare. I giornalisti dovrebbero chiedersi perché delle persone normali – come sono i gay e le lesbiche e i transessuali – debbano sentirsi costretti a crearsi degli spazi speciali.

Questo accade perché gli spazi “normali” sono saturi di una mentalità intollerante e piena di giudizi e pregiudizi.
E’ vero, i gay si autoghettizano. Ma non lo fanno per vizio.
Non sono solo loro che devono migliorare, e non devono farlo da soli.

E’ tutta la società che deve crescere. Che deve imparare a riconoscere che i suoi pregiudizi rendono peggiore la vita altrui per nulla, per un capriccio.

E’ la società che deve scrollarsi di dosso l’omofobia. Per smettere di fare danni inutili.

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