Famiglia Fantasma

Polizia non fa rima con omofobia

Posted on: aprile 18, 2008

Che mi sia capitato un poliziotto speciale?Poco tempo fa io e Riccardo abbiamo passato la giornata sotto casa di un nostro amico. Da più di un giorno non rispondeva più al telefono, e alla fine il suo fidanzato allarmato, ha fatto denuncia di scomparsa. Eravamo con lui.
Un’attesa straziante. Da una parte un uomo in lacrime, dall’altra le autorità che piano alla volta, fornivano informazioni sempre più preoccupanti, finché non è arrivata la conferma definitiva: non c’era niente da fare.

Sei ore passate fuori di casa – per fortuna era una bella giornata – e non poter entrare in casa (sequestrata a causa di un magistrato pigro), non poter vedere la salma, non avere nessuna voce in capitolo. Uno strazio nello strazio.
La mia immaginazione poi, accendeva le situazioni più improbabili e più fosche. Cosa accadrà se mi accadesse la stessa cosa?

Per fortuna, da vera FamigliaFantasma modello, non ci siamo lasciati trasportare dalla confusione: Riccardo ha spiegato con discrezione ma con chiarezza che c’era un rapporto profondo tra la persona deceduta e il nostro amico, e li ha invitati ad avere tatto.

Dalla polizia abbiamo ricevuto un trattamento tutt’altro che omofobo. Anzi ce ne fossero di gente come loro.

Prima di tutto, da quando Riccardo ha svuotato il sacco, i poliziotti hanno smesso di fare finta di niente, pur senza mai parlare apertamente di relazioni affettive. Insomma, hanno preso atto e si sono adeguati alla realtà dei fatti.

Altra cosa importante: tutti i poliziotti con cui ho parlato hanno ammesso che la legge attuale è inadatta, lacunosa, problematica. Si riferivano alla legge sempre con un “purtroppo”. E non era un “purtroppo per voi” (come a dire “non mi riguarda”). Era un “purtroppo per tutti”, in assoluto. (la stessa cosa è successa quando ho telefonato ai comuni italiani chiedendo di sposarmi).

Infine ho chiesto al poliziotto se sapva darmi dei piccoli accorgimenti burocratici attraverso i quali dare più serenità alla mia vita con Riccardo. Ci siamo fumati una sigaretta parlando di queste cose. E mi ha raccontato: “Tempo fa, è morta una anziana signora. Viveva sola. Ad un certo punto, bussò alla porta un vecchietto, vicino di casa, dicendo che era il fidanzato. Non potevamo farlo entrare, in teoria, ma gli abbiamo comunque permesso, per un momento, di salutare la sua compagna”. Questa cosa mi ha colpito perché il poliziotto ha implicitamente paragonato la mia storia con Riccardo a quella tra un uomo e una donna. Segno di grande apertura mentale che non sottovaluterei.

Allora ripeto il mio messaggio: le istituzioni non sono omofobe, non così come i telegiornali o certi atteggiamenti ci fanno immaginare. Troppo spesso si parla di omofobia a sproposito. E si ritiene, ad esempio, che le forze dell’ordine siano un veicolo preferenziale di omofobia in assoluto.

Per me non è stato così.
Ci tengo a testimoniarlo, perché la denuncia omofobica non deve mai minare la fiducia nelle istituzioni. Fosse anche solo per il fatto che più temiamo le istituzioni, meno saremo coraggiosi e capace di comportarci da cittadini. Più temiamo o diffidiamo delle istituzioni, più lasciamo carta bianca a chi vuole trattarci da cittadini di serie B.
Un cittadino di serie A non teme le istituzioni, e non ne ha sfiducia.

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1 Response to "Polizia non fa rima con omofobia"

Anche io ho avuto la tua stessa esperienza con le forze dell’Ordine, quando mi sono rivolta a loro per denunciare atti omofobici o razzisti (come nel caso della denuncia a Gentilini, ad esempio).
Condividevano la mia (pur piccola) battaglia ed anzi avrebbero voluto “poter fare di più”.
Ma la legge glielo impediva.

La soluzione? Che gay e lesbiche abbandonino il vittimismo e il qualunquismo ed inizino ad essere più assertivi e collaborativi con le istituzioni, i partiti e tutte le realtà che li circondano.

Condoglianze per il tuo amico.
Dev’essere davvero un momento terribile per lui.

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