Famiglia Fantasma

La mia terapia riparativa – A volte ritornano

Posted on: marzo 19, 2008

La Terapia Ripartiva si è riaffacciata prepotente solo una volta nella mia vita. Fu il giorno in cui dissi a mio padre di essere omosessuale.
Giornata dolce e amara, intensa. Felice e triste. Una giornata piena di parole, la giornata del’inizio e della fine. Bella e brutta. Sturm und Drang. Fu quello che fu, e fu la scelta giusta.

Ci dicemmo tante cose, cercavamo di capirci l’un l’altro. Io da una parte facevo del tutto per non ferirlo e per preservare la sacralità della sua sofferenza, ma allo stesso tempo ero un terminator: ovunque vedevo muri da abbattere, sapevo che era quello il momento di farlo. Non dovevo avere pietà per nulla che non fosse il suo affetto. Tutto giù, tutto da radere al suolo. Quel giorno, o mai più.

E tra i muri che mi trovai di fronte, ci fu quello delle terapie riparative. “Perché non sei andato a farti aiutare? Troviamo insieme un dottore.”
Fu il muro che abbattei con più soddisfazione, precisione e bravura che mai. Lì ebbi la certezza che stavo facendo la cosa giusta.

Pensavo a quanta ignoranza c’è e a quanti errori si fanno nelle famiglie. E tutto, tragicamente, a fin di bene.

Tanti genitori si dicono: mio figlio è gay (mia figlia è lebca): Di chi è la colpa? Perché? Cosa devo fare?

Rabbrividivo solo a pensare che, se non avessi passato i miei 5 anni di inferno riparativo, avrei detto di sì. Sarei andato da uno psicologo per farmi aiutare, quanto meno per dare una speranza a mio padre. Per dimostrare la mia innoceza. Ma ora le carte in tavola erano diverse.
Spiegai a mio padre che mi ero già fatto aiutare da un dottore. Un signor psicanalista, mica uno psicologo qualunque. Cinque anni, mica cinque sedute. E era stato inutile, anzi dannoso.
Lui insistette. E allora dissi semplicemente: “Papà informati. Fallo in modo vario. Non ascoltare solo una voce, ma vai da tre, quattro psicologi e pagali per quattro consulenze, per informarti su cosa è l’omosessualità. Poi valuta tu, sarai tu a decidere se è una malattia o una cosa normale.”

Non so se mio padre abbia seguito il mio consiglio pederstrement. Sicuramente ha fatto le sue valutazioni. Che oggi ci permettono di vivere in pace. Una pace vera, non il quieto vivere finto e cortese che non riesco ad apprezzare.

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3 Risposte to "La mia terapia riparativa – A volte ritornano"

Carissimo,
ho scoperto il tuo sito per caso e appena ne ho colto la validità l’ho subito salvato tra i miei preferiti e ogni giorno passo a farti visita.
Sto seguendo col cuore in gola i racconti dei ragazzi che hanno dovuto subire una terapia riparativa.
Posso immaginare a quale straziante percorso vengono sottoposti molti omosessuali minorenni.
Mio malgrado frequento l’università cattolica e i docenti di teologia non ci pensano su due volte a dire apertamente ed esplicitamente che l’omosessualità è una malattia e una devianza che noi, futuri educatori e psicologi siamo in dovere di CURARE. Tieni conto che ai corsi di teologia ci sono sempre sui 200 e passa ragazzi, e su questi 200 almeno una decina sono gay op lesbiche. UNo schifo al quale la mia coscienza di ribella, conscia che io amo una donna ed è la persona della mia vita. E non ci vedo nulla di malato o perverso in questo. Ho sempre accettato la mia condizione di lesbica con serenità ( avendo avuto anche un passato da eterosessuale attiva! ma mi preoccupa il lavoro e i diritti inesistenti in una società ipocrita, falsamente moralista, sorda e cieca.
A tal proposito volevo chiederti se a livello di codice civile ci sono leggi che tutelano due persone dello stesso sesso che desiderano vivere insieme. Non ti chiedo se ci sono leggi che ci riconoscono come famiglia, so che questo non è possibile. Ma se ci sono tutele ( anche rivolgendosi ad un notaio ) che possono aiutare anche a livello di condivisione di casa, visite e assistenza in caso di ricovero di una delle due… non so se sono stata abbastanza chiara. In generale, due persone omosessuali possono rivolgersi privatamente ad un avvocato o notaio per ricevere un MINIMO di garanzie e tutele???

Ti ringrazio e ti abbraccio forte.

Ciao Silvia.
Prima di tutto grazie mille per la tua testimonianza su quanto accade alla università cattolica. Se riuscissi anche a dare una testimonianza audio o video e metterla du youtube e poi segnalarla sarebbe di importanza estrema.

Le risposte alle tue domande sono tutte “dipserse” nel mio blog. In fondo al commento trovi alcuni link.
Riassumendo: possibilità di tutela delle convivenze ce ne sono in Italia, perché le convivenze ci sono sempre state, in tutti i tempi, ed erano accettate perché non costituivano un segno tangibile dei cambiamnti sociali.

Ci sono varie leggi, tutte secondarie, poco consciute dagli stessi avvocati e a volte dai giudici, alcune vecchie e alcune nuove. Oltre, ovviamente, polizze assicurative (non necessariamente polizze vita): il modo più sicuro e non impugnabile e concreto. Io, ad esempio, ho dichiarato Riccardo come beneficiario in caso morte della mia polizza…

Purtroppo tutte le altre tutele sono più o meno tentativi, non vere e proprie garanzie. Tutto dipende da chi poi ti trovi davanti: se i parenti impugnano le decisioni prese, se il giudice è competente, o ignorante oppure se ha o meno pregiudizi. In ogni caso, a mio avviso, vale la pena tentare ogni strada, quanto meno per sapere di aver fatto di tutto.

Infine si è costituita da qualche tempo la Rete Lenford, rete di avvocati interessati alle tematiche LGBT ma non solo. In questo blog pubblicizzo molto la loro iniziativa di cercare coppie che vogliono farsi affiancare (gratuitamente) da questi avvocati per la pubblicazione degli atti. In ogni caso, Rete Lenford sta definendo le sue strategie di punta proprio in questi mesi. Se hai delle necessità, contattali senza indugio. Per loro è importante sapere di cosa la gente sente il bisogno.

—-PER CONTATTARE LA RETE LENFORD
http://famigliafantasma.freewordpress.it/2008/02/08/scrivi-alla-rete-lenford-quale-giustizia-per-persone-lgbt/

—-VARI POST SULLE TUTELE
http://famigliafantasma.freewordpress.it/page/2/?s=tutele

http://famigliafantasma.freewordpress.it/page/3/?s=tutele

Cara Silvia, anche tu potresti dare un prezioso contributo per un libro di testimonianze, per raccontare PUBBLICAMENTE lo scandalo di questi docenti. Dopo l’inchiesta di Varì su Liberazione e l’inchiesta di La7 sulla doppia morale di molti preti del vaticano..sarebbe una “bomba” anche l’inchiesta sui fatti che stai testimoniando. peraltro mi sfugge una cosa: A QUALE TITOLO DOCENTI DI TEOLOGIA DANNO NOZIONI DI PSICOLOGIA? A me sembra gravissimo, non è un dettaglio, ma è molto grave da un punto di vista professionale, da denunciare anche LEGALMENTE se è possibile. anch’io penso potresti registrare tutto su yutube tramite audio e video. Certamente è importante che la Rete Lenford cresca, è una bella realtà per iniziare a costruire tutti insieme un nuovo percorso: non più la sola battaglia parlamentare ma una strategia nuova che inizi prima di tutto da una battaglia legale e GIURIDICA. Mi stupisce peraltro come mai l’Arcigay in 20 anni nn l’abbia mai attuata..ma nn aggiungo altro senno dicono sono arcigayofobo 😛 La lobby è per sua natura trasversale e se non sarà l’Italia a muoversi si muoveranno la Corte Europea per i diritti umani o la Corte di Giustizia europea. Ma tuttora se non sbaglio il percorso fino alla Cassazione è lungo, e se le vostre coppie saranno sempre di più(sigh, io per trovare l’anima gemella ci metterò un po’ più tempo!) diventeranno centinaia e migliaia di migliaia, la Cassazione sarà costretta a dare una decisione in tempi brevi, e di fronte alla forte PRESSIONE di una lobby trasversale che investe tutti i partiti il Parlamento stesso DOVRA’ dare in ogni caso risposte giuridiche.
E’ una sfida dura ma entusiasmante per questo invito anch’io Silvia ad unirsi alla Rete per chiedere gli atti per il matrimonio son certo si troverà in amicizia e grande compagnia 🙂 un abbraccio Angel

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