Famiglia Fantasma

La mia terapia riparativa – Non dirlo a nessuno

Posted on: marzo 13, 2008

Il dottore mi aiutava economicamente. Pagavo solo diecimila lire a seduta. Per me, nullatenente e senza paghette settimanali o mensili, tantissime. Ma praticamente nulla per sedute psicanalitiche di un’ora.

Facevo queste sedute di nascosto da tutti (tranne che delle 3 persone con cui avevo parlato prima)  e non era facile. Studiavo ad Ancona, il fine settimana vivevo ad Ascoli (per gli impegni in parrocchia) e le mie sedute erano in una città intermedia, alle 8 della mattina.

Questo significava di dover prendere il treno la mattina molto presto e fare spostamenti improbabili. I miei compagni di stanza mi vedevano fare levatacce alle quali non davo mai nessuna spiegazione. A volte, alla stazione del treno, incontravo amici e colleghi, che continuavano a chiedermi stupiti come mai mi trovavo là, e ogni volta cercavo di inventarmi qualcosa. Ma non ho mai saputo mentire bene. Lasciavo solo trasparire un grande imbarazzo, così grande che faceva desistere chiunque da ulteriori indagini.

Come se non bastasse, quando iniziai a fare queste sedute, stavo già seguendo un corso di training autogeno. Allora chiesi allo psicanalista se era il caso di continuare. Lui disse di no. Disse che dovevo smettere perché non si possono seguire due cure insieme, perché il training autogeno era una sciocchezza. E poi disse che no dovevo dare spiegazioni. Non dovevo dire che sarei andato da un altro psicologo per farmi curare dall’omosessualità.

Vi racconto tutto questo per farvi capire l’aura di omertà assoluta, che sfociava nella menzogna, a cui tutti, ma proprio tutti mi invitavano caldamente, ma così caldamente, da non poter dire di no.

“Non dirlo a nessuno, per nessun motivo, mai”.

In me si ingigantivano le paure del pregiudizio degli altri e l’assoluta vergogna per quello che vivevo.
Mi sentivo anche un traditore. Sapevo di avere amici su cui contare, con cui avrei potuto confidarmi senza problemi di sorta: per avere un supporto morale, per non sentirmi così solo e a volte così disperato. Ma sempre mi veniva detto “No. Non dirlo”.

Oggi capisco quanto tutto questo collima con la cultura di vivere l’omosessualità in una dimensione assolutamente clandestina.
L’omosessualità come un mondo sommerso che non deve venire a galla per niente e per nessun motivo.
Una cosa di cui nessuno deve parlare, nessuno deve sapere che esiste. Una realtà innominabile se non nel segreto.

Un incubo totale: l’impossibilità di dire quello che si vive. Quello che si è.

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1 Response to "La mia terapia riparativa – Non dirlo a nessuno"

per “non si nasce gay”. io direi che non si nasce imbecilli, ma lo si diventa, lei ne è un esempio lampante! prima o poi il vostro razzismo squallido sarà spazzato via anche dall’Italia. ringrazio GianMario della bellissima testimonianza!

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