Famiglia Fantasma

Terapie riparative, distonie varie e perversioni dissimulatorie

Posted on: febbraio 12, 2008

Da vicino nessuno è normale... Dunque: essere omosessuali e piano piano accorgersi di cambiare gusti, può essere normale. E’ normale sentirsi curiosi, e voler esplorare alcune esperienze sessuali e sociali. E’ normale, insomma, affacciarsi ad altre esperienze, ad altre forme della sessualità per allargare gli orizzonti, anche solo per curiosità (come tanti etero che si definiscono curiosi pur di avere rapporti con altri uomini).
Meno normale è sentire di dover modificare i propri  gusti sessuali o addirittura la propria identità. Meno normale è afacciarsi ad altre sessualità perché si rifiuta quella attuale. 

E’ comprensibile che una persona senta disagio per essere omosessuale: pensate solo cosa accade ad un ragazzo o una ragazza che fa questa scoperta.
Meno normale è pensare di poter risolvere il disagio lavorando sulla omosessualità, cercando di piegare l’orientamento sessuale alle nostre paure e di manipolarla per assecondare le pressioni psicologiche di chi non ci accetta per come siamo.

Simili atteggiamenti sono tipici della chirurgia estetica più selvaggia: esistono persone che hanno un naso normalissimo (sia esso un naso etero o un naso gay) ma sono convinti di essere condannati all’infelicità proprio a causa di esso. Cosa dovrebbe fare il medico in questi casi? Vietare al paziente di farsi una plastica? No di certo.
In prima analisi sembra esserci una certa analogia tra la chirurgia plastica e la cosiddette terapie per omosessuali. Ma è pura apparenza. Essere omossuali, come già detto, è una questione di identità profonda.

Per quanto non immutabile, non è nemmeno manipolabile con una qualche metodologia.

Una persona che considera la propria omosessualità un problema, assomiglia più ad uno che ha due gambe, perfettamente funzionanti, che gli potrebbero dare grandissime abilità… ma non può perché il paziente è fissato che una delle sue gambe è causa dei suoi problemi, e se potesse rimuoverla camminerebbe benissimo (o almeno camminerebbe) con la gamba rimanente.
Davanti ad un paziente del genere cosa dovrebbe fare un dottore? Dirgli “Non si preoccupi. Se la sua gamba la fa soffrire, la tagliamo subito!”?
No. Il dottore, in questo caso, si rifiuta e dice chiaramente al paziente: “Non le taglierei mai la gamba, perché la sua gamba è sana. E’ lei che non l’accetta. Faccia uno sforzo”. Anche perché, in un paese civile, un medico che taglia gambe sane ai pazienti con problemi di accettazione, andrebbe in galera.

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