Famiglia Fantasma

D&G, la rivoluzione e le borsette – Quando i luoghi comuni diventano epica

Posted on: gennaio 31, 2008

Qualche giorno fa, un persona che spero possa diventare amica mi ha detto che, a suo paree, va bene stigmatizzare l’omofobia latente di Valentino e Armani, ma Dolce e Gabbana un po’ meno…

Loro, effettivamente, sono stati gli unici a mettere in piazza la loro situazione affettiva, tra l’altro con la massima dignità. Gli unici a fare pubblicità esplicitamente gay.
Questo è verissimo ed è sicuramente meglio di Valentino e Armani.

Onore al merito, con il beneficio del dubbio.

Ma il punto per me è un altro: mi stupisce e mi preoccupa vedere che queste persone siano un riferimento per gli omofobi. Porto un esempio: se la Binetti dichiara – anche implicitamente – di avere Dolce e Gabbana come modelli di riferimento per “l’omosessualità bene”, c’è qualcosa di grosso che non torna. Se poi D&G tacciono, è ancora peggio.
Non si può essere icone gay e icone omofobe allo stesso tempo. E questo perché ormai il livello di razzismo si è alzato troppo in Italia e per quel che mi riguarda non è più lecito tenere i piedi in due staffe.

Non odio D&G ma semplicemente vorrei spronarli e chiamarli in causa, vorrei che si vestissero della dignità che hanno i loro colleghi omosessuali in tutto il resto del mondo… Per questo, voglio dedicare a D&G questa visione.
La visione della rivoluzione che avverà in Italia, di quando gli omosessuali, e le persone laiche e libere, e le famiglie veramente per bene, prenderanno possesso dell’Italia, sconfiggendo le persone corrotte, mafiose ed ignoranti.

Noi siamo lo stato che non odia...Perché anche io ho un sogno: fare la rivoluzione a suon di borsettate.
Erigere barricate radical chic di tulle e pajettes (perché il gusto sta tutto nel distruggerle e mandarle in fumo). Combattere contro soldati figaccioni che ala fine sceglieranno di fare l’amore invece che la guerra.
Lottare a fianco di lesbiche che picchiano giù duro, mentre io mi sistemo l’unghia spezzata…

E la mia Marianna, ovviamente, sarebbe transeussuale. Come è giusto che sia.
Questo mondo è senza santi e senza eroi. Ma se mai avrò un eroe nella mia vita, sarà transessuale. Perché non ho mai conosciuto persone con più coraggio di loro.

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3 Risposte to "D&G, la rivoluzione e le borsette – Quando i luoghi comuni diventano epica"

Post delizioso. Approvo la scelta di una persona trans come Marianna: ma se si tratta di trans MTF (cioè “da maschio a femmina”), allora devi usare il femminile e dire “UNA trans”, caro. Sennò le borsettate le prenderai dalla tua Marianna!!!
Noi gay e lesbiche per prim* dovremmo imparare a parlare correttamente, perché ci parla bene, pensa bene (o almeno… meglio). E riferendosi a persone trans è buona educazione usare il genere grammaticale corrispondente al genere sessuale di arrivo, salvo diversa indicazione da parte della persona interessata (per esempio, transgender militanti come Vladimir Luxuria possono essere meno fiscali).

Modifiche effettuate. Ho tolto l’articolo, perché eroi o eroine sono anche le trans FTM.
Epperò, che mondo complicato. Noi che non cambiamo sesso, dobbiamo usare gli asterisch*, i/le trans devono specificare il genere.

Più che giusto, come per i fatti delle scuole inglesi. Certe precisazioni non sono fissazioni, ma sottendono un senso di giustizia più che di sensibilità.

Perciò grazie della segnalazione.

caro GianMario a me non pare che Dolce & Gabbana sono sempre rimasti in assoluto silenzio. ricordo le pubblicità con il bacio gay, e ricordo che il loro marchio è in ogni caso visto come “gay friendly” da tantissimi eterosessuali, soprattutto giovani..che oggi se lo portano stampato pure nei boxer 😛 i due si sono espressi più di una volta a favore dei Pacs e contro l’omofobia. Ma è vero che danno molto l’immagine di due personaggi snob, imprenditori milanesi un po’ “bauscia” che se la tirano assai e snobbano lo stesso movimento gay e lo stesso Pride a cui non hanno mai partecipato, criticando anche certe “esibizioni”. Quindi il loro è un contributo a metà: danno nella società e nell’immagine ma non nell’attivismo militante, come avviene invece all’estero dove attori e vip gay dichiarati si battono apertamente. Ecco, magari sarebbe o da chiedere ufficialmente un loro sostegno per delle campagne mirate oppure da provocarli ufficialmente con una campagna tipo “D&G SCENDETE IN PIAZZA ANCHE VOI”

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