Famiglia Fantasma

Essere o non essere (pane al pane, vino al vino)

Posted on: gennaio 19, 2008

A volte mi chiedo se, scrivendo certi post, possa essere considerato più o meno intollerante e magari tendenzialmente isterico.
A volte ho l’invidia di Grillini o del presidente di Gay.it. Oppure dei nostaligici dei DS/PD. (sto proprio messo male, eh?). Sempre pronti alla mediazione, loro. Sempre capaci di affermazioni posate, educate. Sono talmete pacati che addirittura arrivano a dire (a quale titolo?) che i gay italiani non chiedono l’adozione o che il matrimonio è una esagerazione…
Se è pur vero che queste persone, magari appaiono fastidiosamente affettate e leziose, ho il timore che alla lunga riescano a costruirsi una immagine vincente.

E così faccio  un paragone , penso a me e mi chiedo: “Possibile che non apprezzo minimamente un po’ di sano quieto vivere?” “Perché loro sono così bravi e io così… arrabbiato?”

Credo di avere una risposta soddisfacente. E semplice.
Ci sono omosessuali che anche se non hanno i propri diritti esplicitamente riconosciuti dalla legge, fanno una vita sufficientemente soddisfacente e non si perdono nulla. I diritti che non hanno o non li vogliono o se li comprano.
Ad esempio, sono quelli che non vogliono sposarsi.
Sono quelli che si sposano all’estero ma poi in Italia dissimulano l’aspetto sociale della vita di coppia.
Sono quelli che i figli non li vogliono.
Sono quelli che la pensione non gli serve, perché sono già pieni di soldi e polizze vita.
Sono quelli che non hanno nulla da perdere, insomma, a continuare a vivere così come vivono. Alcuni di questi, come una beffa, addirittura amano farsi vedere in prima fila nel teatrino della lotta per i diritti civili – ma lo fanno solo per vanagloria o opportunismo.
Gente tiepida, la cui vita è magari interessante, ma la cui omosessualità è avvizzita o pateticamente sterotipata.
Gente che dovrebbe tirarsi indietro quando viene interpellata da chi vuole strumentalizzarli per imporre uno stereotipo dell’omosessuale famoso ma socialmente educato, irrilevante e senza pretese.

E ora veniamo a quelli come me.

Io sono uno qualunque.
E i miei diritti non me li posso comprare, né accomodare.
O mi vengono riconosciuti dalla Nazione in cui vivo, oppure non ne ho.
Ho una famiglia ma non ha un nome, nè un futuro.
Non ho dei figli, e non ho abbastanza soldi per andare all’estero e tornare con un figlio dopo nove mesi.
Ho 35 anni. Quell’età in cui la giovinezza va via per sempre, e rimane avanti un futuro che prende una forma semi definitiva, una forma che non è né giusta, né degna.

Io ho tutto da perdere. Ogni giorno che passa senza diritti riconosciuti, per me si fa concreta la garanzia di condurre una maturità frustrata.
Per questo vado avanti per la mia strada. Non mi vergogno di disprezzare tutto ciò che avalla l’omofobia e il razzismo. Motivo per cui non esito a parlare in bianco e nero, quando è necessario.
Non chiedo permesso per avere ciò che mi spetta – il riconoscimento dei miei diritti costituzionali.
Sono socialmente educato, ma la mia cittadinanza non è e non può essere irrilevante.

Ho le mie pretese, dignitose, da esercitare. E voglio esercitarle in fretta.

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5 Risposte to "Essere o non essere (pane al pane, vino al vino)"

Non ti vedo particolarmente “arrabbiato”. Piuttosto mi sembri combattivo.
Mi capita di segnalare i tuoi post, così come quelli di altri blogger che espongono le proprie battaglie per il riconoscimento dei diritti civili e dell’uguaglianza reale di GLBT pur non rientrando in nessuna di quelle forme di interesse affettivo e sessuale. Penso però che nel momento in cui esiste anche solo una “categoria” (passami l’espressione che non ne trovo un’altra meno idiota) di persone a cui negano dei diritti tutti possiamo essere a rischio. Ognuno di noi fa parte di qualche categoria, e ogni categoria può essere perseguitata o trattata come di serie B.

Vai avanti, credo che tu abbia più sostegno di quanto non immagini
Donatella

Completamente off topic (scusami): stiamo aspettando il post su “Thinking blog award”, ti hanno segnalato dovresti “rispondere”!

Ti faccio notare che ho messo online sul mio blog la prima lezione di svedese “fatta in casa”. Ragazzi, si fa quello che può, ma prepariamoci ad emigrare… almeno come piano B.

Per l’ennesima volta concordo con te, Gian Mario.
Le persone che hai citato come portavoce dei gay che “non vogliono sposarsi e non sono interessati alle adozioni” non a caso sono il direttore di Gay.it e Franco Grillini.
Persone che – ad esempio – si sono sposate in ambasciata grazie alla cittadinanza del proprio partner o che vivono una condizione molto al di sopra della media grazie allo stipendio (con relativa futura pensione) da parlamentare.
Persone che – ma questo non possiamo saperlo – magari non hanno nessun desiderio di avere dei figli propri, o di adottarli, o di dare garanzie al proprio partner anche nel caso succeda loro “una disgrazia”. (Probabilmente perché il partner è già abbastanza ricco, chissà…)

In sostanza, è facile essere moderati ed accomodatori quando il modo di soddisfare le proprie aspirazioni o di assicurarsi un futuro tranquillo lo si trova in ogni caso, indipendentemente da quanto stabilisca la legge e magari grazie al denaro e al potere politico acquisito.

Io appartengo alle persone che come te hanno tutto da perdere. Per questo non voglio regalare niente a chi mi priva di un futuro sereno. Voglio quello che mi spetta, niente di più e niente di meno.

Colgo anche l’occasione per dirti che non ti ho mai trovato intollerante. O, meglio: leggo nelle tue parole un’intolleranza sana nei confronti dei soprusi, delle violazioni della legge.
Per il resto, sai essere estremamente chiaro e puntuale nell’esposizione, una dote che solo in pochi hanno.

Purtroppo non posso avere figli per motivi fisici, e purtroppo non sono parrticolarmente attraente, e dubito molto che qualcuno possa desiderarmi al punto di volermi sposare. Non ho nulla da guadagnare ad essere esplicitamente gay, forse…MA CIo’ NON TOGLIE CHE IO LO SIA E CHE MI BATTA COON TUTTE LE FORZE PER I MIEI, NOSTRI, TUOI DIRITTI! CHIARO?
Con affetto
Blue Highways Angelo Ventur

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