Famiglia Fantasma

DONNE – A FAVORE DEL CORTEO ANTIVIOLENZA (UN PO’ VIOLENTO)

Posted on: novembre 30, 2007

Il corteo antiviolenza che si è svolto a Roma lo scorso weekend ha suscitato molti dissensi a causa degli episodi di intolleranza che ha ospitato.
Inutile dire (spero si capisca leggendo il blog) che la violenza non mi piace. Ma allo stesso tempo mi chiedo: ha senso essere tolleranti nei confronti della violenza? E ha senso essere passivi nei confronti dei propri oppressori?

Vedere un corteo antiviolenza pieno di rabbia e risentimento può sembrare un controsenso. Tuttavia, se si va oltre le apparenze, si scopre una certa funzionalità in questa rabbia, almeno finché rimanga nei limiti del valore civile.

Prima di arrivare al dunque, vi chiedo di usare un po’ di immaginazione. Consideriamo gli ebrei tedeschi negli anni 30, prima, molto prima dei lager: per decenni insultati, vessati, ridicolizzati, umiliati, manipolati dai politici e dall’opnione pubblica pirma di essere bruciati nei forni.
Ed ora immaginiamo quanto sarebbe migliore il mondo di oggi se avessero reagito ad Hitler, anche con una certa violenza, invece di subire passivamente ogni sorta di prevaricazione, anche la più immane. E se a questa ipotetica rivolta i tedeschi si fossero uniti agli ebrei? E magari anche la Chiesa?
Col senno di poi oggi siamo tutti disposti a rivendicare gli errori della Chiesa e dei Tedeschi. Più raramente ci spingiamo ad ipotizzare l’importanza di una rivolta degli ebrei: il fatto è che, soprattutto con l’avvicinarsi della guerra, non potevano. Non potevano più.
Ma non sempre la vittima non può reagire. A volte può. E quando può, ha il dovere morale di farlo, con tutti i mezzi leciti a disposizione.

Sono convinto che chi subisce violenza e può ribellarsi, DEVE dire basta.
Questo ci è chiaro per gli ebrei, i tedeschi e i cattolici di un tempo: perché non ci è altrettanto chiaro per le donne di oggi?
Altri esempi, altrettanto chiarificatori: le donne arabe che si ribellano all’ingiustizia dei fondamentalisti vengono uccise.
Ma le donne italiane no: possono ribellarsi e vivere.
Ed è per questo che hanno fatto bene ad esprimere la loro sdegno e preparare le armi della ribellione sociale. Quando si reagisce alla violenza, poi, non c’è moralismo che tenga. Non dimentichiamolo, infatti: avranno pure urlato e insultato (ragazzaccie!). Avranno anche sbagliato. Ma loro sono e restano le vittime dell’attuale sistema Italia. Lo saranno finché le cose non cambiano.

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2 Risposte to "DONNE – A FAVORE DEL CORTEO ANTIVIOLENZA (UN PO’ VIOLENTO)"

Ciao Gian Mario,
personalmente non credo che l’atteggiamento separatista, violento e antipolitico che ho visto attuare da certe minoranze alla manifestazione di sabato sia giusto. I miei motivi sono molteplici:
a) differentemente dalla Germania Hitleriana o dagli stati teocratici islamici che portavi ad esempio – nei quali una ribellione violenta sarebbe stata forse auspicabile – , viviamo in uno stato di diritto. Per quanto spesso inadeguati o inutilizzati, abbiamo degli strumenti giuridici da utilizzare. La protesta delle donne dovrebbe essere pressante dal punto di vista giuridico, chiedendo leggi, diritti, iniziative culturali. Poiché la violenza maschile ha radici culturali (ad es: non in tutte le culture gli uomini aggrediscono le donne), è sul terreno culturale che dobbiamo giocare la partita. Informando e soprattutto educando i cittadini alla cultura del rispetto.
Rivendicare il separatismo non fa altro che ripetere quello schema sessista (ovvero di discriminazione in base al sesso) con il quale gli uomini hanno tenuto le donne lontane dal potere e dall’istruzione fino all’800.
E poiché sappiamo quanto è difficile combatterlo…perché riproporlo?
b) cacciare delle ministre perché di destra o participanti al family day è stato secondo me profondamente ridicolo. Nel primo caso perché si dà per scontato che la destra promuova una cultura maschilista (e la sinistra no…?), mentre sicuramente poche donne ricordano che una delle proposte di legge più avanzate contro la violenza sulle donne ha portato la firma di Alessandra Mussolini. Nel secondo caso perché si considera la famiglia come culla della violenza e quindi modello da distruggere. Credo che invece la famiglia (anche quella omosessuale, finalmente) sia uno dei luoghi privilegiati in cui fare educazione e da cui ripartire per costruire una società migliore.
La presenza al family day non doveva essere quindi portata come motivo di esclusione dalla manifestazione, semplicemente perché la lotta alla violenza sulle donne è troppo importante per diventare oggetto di scambio politico.
Inoltre, occupare il gazebo di LA7 non ha fatto che togliere la visibilità alle tantissime donne che avevano portato in piazza la loro storia, il loro dolore, la loro solidarietà ed anche la loro rabbia, lasciando ai media l’opportunità di parlare solo di tale violenza.
c) infine una nota personale. Le donne che ho visto sabato in testa al corteo erano violente, sia verbalmente che fisicamente: uomini allontanati (a un mio amico che era con noi è stato chiesto di allontanarsi 9 volte), giornalisti picchiati, gazebi occupati, slogan antipolitici che incitano all’abbattimento di tutte le istituzioni.
Insomma, scenari da ultrà in pieno delirio di onnipotenza.
Cosa hanno imparato queste donne da 40 anni di femminismo? Ad emulare i comportamenti peggiori degli uomini, gli stessi che combattono?

Credo che la via da percorrere sia tutt’altra.
Preferisco la lotta istituzionale e culturale agli scenari da dopopartita che non hanno fatto che umiliare il dolore delle tante donne oggetto di violenza che sabato erano in piazza.

Pseudo-Professional:
La cosa che mi colpisce più di tutte è l’indifferenza mediatica e sociale nel quale si consumano le violenze contro le donne
Una prova? io non sapevo nulla di questo corteo e come me moltissimi altri, la maggior parte.

Intanto il numero dei casi di violenza contro le donne in Italia sono impressionanti.
dati istat del 21 febbraio 2007 su un campione di “25 mila donne tra i 16 e i 70 anni, intervistate da gennaio a ottobre 2006 con tecnica telefonica” arriva a calcolare
6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita ”

La fonte originale qui:
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/
dove è possibile scaricare il Testo Integrale

VeryPersonal:
Chi mangia pane e violenza spesso se ne tira fuori grazie ad un atto di violenza su se stessa e ci vuole tempo per imparare a non temere e rispettare gli altri.
Prima di rieducarci alla fiducia e al rispetto del prossimo siamo come belve impazzite e pericolose!

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