Famiglia Fantasma

TUTELE PRIVATE: UNA INTERVISTA SUGLI ACCORDI DI CONVIVENZA

Posted on: novembre 19, 2007

Oggi pubblico le risposte che ho ricevuto dall’Avvocato Giuseppe Briganti, che ho contattato dopo aver visitato il suo blog. Dopo aver riceuto queste sue informazioni, ho voluto publicarle sotto forma di intervista. All’Avvocato Briganti i miei ringraziamenti per il suo aiuto. 

L’accordo di convivenza può essere redatto solo al fine di dimostrare inconfutabilmente che siamo conviventi?

Un accordo di convivenza redatto in forma scritta, anche se redatto nella forma della scrittura privata autenticata o dell’atto pubblico, non può rappresentare prova inconfutabile della convivenza. L’efficacia probatoria di prova legale della scrittura privata autenticata o comunque riconosciuta e dell’atto pubblico è limitata infatti al c.d. “estrinseco” e non copre invece il c.d. “intrinseco”.

Detti documenti fanno pertanto piena prova di ciò che le parti hanno con essi dichiarato, ma non della veridicità di tali dichiarazioni. Se dunque le parti dichiarano in sede di accordo di convivenza di essere conviventi da una certa data, un terzo potrà comunque contestare il contenuto di siffatta dichiarazione attraverso un qualunque mezzo  di prova ammissibile.

L’esistenza di un accordo di convivenza, così come di altri elementi, quali per esempio la comune residenza, un atto notorio o testimoni, potrà contribuire certamente a fondare il convincimento di un eventuale giudice circa l’effettiva sussistenza della convivenza, ma, per quanto sopra detto, di per sé, sotto tale profilo, le dichiarazioni contenute nell’accordo non ritengo siano determinanti.


L’accordo di convivenza è retroattivo? Ovvero se lo redigo oggi, può attestare la validità della nostra convivenza passata?
Le parti possono dichiarare nell’atto che la convivenza ha avuto inizio in una certa data, ma ciò non sarebbe, per quanto detto sopra, determinante ai fini della prova dell’effettiva convivenza nel periodo indicato.

L’accordo di convivenza può essere fatto anche se ho la residenza in un’altra città? O è necessario avere la medesima residenza?
La famiglia di fatto, per il diritto, rileva in linea generale quale stato di fatto caratterizzato dall’esistenza di uno stabile vincolo affettivo, dalla coabitazione e quindi dalla residenza nello stesso Comune.

La residenza, ai sensi del Codice civile è il “luogo in cui la persona ha la dimora abituale”.  Così come per la convivenza, si tratta dunque di uno stato di fatto, che può anche non coincidere con la residenza “anagrafica”.

Secondo la giurisprudenza, la prova della residenza può essere infatti fornita con ogni mezzo consentito dalla legge, anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici. D’altra parte, a tali risultanze deve riconoscersi comunque valore di indizio, che deve perciò essere vinto tramite altri mezzi di prova di segno contrario.

E’ stato in particolare affermato che la dichiarazione di residenza anagrafica in una certa abitazione, nello stesso o in un diverso Comune, fa piena prova, ai fini dell’effettività della residenza, contro il dichiarante, sicché il giudice non può non tenerne conto, salvo che il dichiarante stesso non fornisca la prova della non rispondenza al vero della dichiarazione da lui fatta (Cassazione civile, sez. III, 11/07/1987 n. 6078).
 

Deve essere redatto dal notaio? Se l’obbligo non sussiste, il deposito presso un notaio dà comunque una certezza in più?
In linea generale l’accordo non richiede forme particolari, ma occorre valutarne di volta in volta il contenuto per poter stabilire se una forma determinata sia richiesta dalla legge, nel caso specifico, per la validità o per la prova dell’accordo medesimo. La scrittura privata autenticata da Notaio o l’atto pubblico danno del resto, in ogni caso, delle garanzie maggiori in termini di efficacia probatoria, anche rispetto alla data di stipulazione.
 

Questo atto di convivenza può essere un atto impugnabile da terzi? Ovvero: dopo averlo redatto può sempre esserci qualcuno che davanti al giudice volesse richiedere chissà quali altre prove della nostra convivenza?
Come sopra illustrato, la veridicità di quanto affermato nell’accordo può sempre essere contestata da terzi, che dovranno comunque provare la diversa situazione di fatto eventualmente contrastante con il contenuto delle dichiarazioni ospitate dall’accordo medesimo e con gli altri elementi di prova che i dichiaranti siano in grado di portare a sostegno delle proprie ragioni.
Mi corre il dovere di precisare che, data la genericità degli argomenti trattati, quanto precede non comporta la costituzione di un rapporto di consulenza legale. Nessuno pertanto deve agire in base alle informazioni fornite senza una consulenza legale professionale.

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1 Response to "TUTELE PRIVATE: UNA INTERVISTA SUGLI ACCORDI DI CONVIVENZA"

si puo’cancellare un atto notorio scritto e firmato con dei testimoni in tribunale?

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