Famiglia Fantasma

Se Don Abbondio fosse gay non ci sposeremmo mai

Posted on: agosto 20, 2007

C’è da dire qualcosa in più sulla leggendaria (e spesso effettiva) codardia degli omosessuali.
Centomila polacchi omosessuali sono emigrati all’estero per sfuggire alle persecuzioni del regime nazi-democratico polacco. L’articolo del Corriere della Sera spiega molto bene i motivi di questa diaspora in rosa shocking. Tra i tanti, mi ha colpito la dichiarazione di Ha lo stesso sguardo di Grillini, ma in confornto a lui le bestie di satano sono gattini appena nati, stretto collaboratore di Roman Gyertich, vicepremier e ministro della Cultura: «Verranno dei politici tedeschi alla marcia dei gay? Vuol dire che sono gay anche loro. E allora picchiateli con un bastone sulla testa e vedrete che non torneranno più. I finocchi, si sa, sono vigliacchi per natura».
Leggendo queste parole (molto meno assurde di quelle di Prosperini, assessore allo Sport della regione Lombardia) mi sono reso conto di quanto fossero odiose e allo stesso tempo vere.
Me ne sono convinto anche guardando questa trasmissione alla tv. C’era un muro riempito con i nomi delle donne uccise negli ultimi anni in italia (centinaia ogni anno). Innumerevoli quelle picchiate e prese a pugni. Una addirittura presa a picconate e vangate sul viso, dal marito, poliziotto e tuttora libero: non ha mai nemmeno ricevuto gli arresti domiciliari. Quelle donne erano in piedi, fiere. Non si nascondono, loro. Non si sentono né impotenti, né in colpa per qualcosa.

Perché noi omosessuali subiamo meno di un decimo di quanto subiscono le donne, eppure viviamo in una paura che ci blocca cento volte di più?
Paura, paura della paura, paura di aver paura...Donne e omosessuali vivono sotto minacce molto simili. Per le donne queste minacce molto spesso diventano violenze effettive. Per gli omosessuali quasi mai.
Ad esempio: molti omosessuali hanno paura di essere cacciati dal lavoro: ma quante persone conosciamo che hanno subito veramente questo torto? Pochissime. E quante, invece, nell’ambiente di lavoro hanno constatato indifferenza o addirittura sostegno per la propria omosessualità? Molte, di cui ovviamente non sappiamo nulla. Quante donne, invece, il lavoro lo perdono veramente, solo perché fanno un figlio?

Il punto cruciale è difficile da individuare proprio perché paradossale: le mille paure degli omosessuali non hanno quasi mai un corrispettivo nella vita concreta, né una conseguenza pratica effettiva sul nostro benessere: queste paure restano attaccate ai nostri pensieri senza poter avere leve per toglierle via. Il massimo che ci viene concesso è lo svago e le distrazioni dei mille locali gay.
Può sembrare una contraddizione, ma proprio il fatto di NON SUBIRE quella violenza che temiamo ci rende codardi.
La natura umana, in un certo senso, ci ha dotato di un impulso irrefrenabile a valutare la capacità di affrontare la minacce che possiamo subire. Quelle che non si materializzano vengono, per forza di cose, immaginate e valutate interiormente. “Cosa succederà? Come ci comporteremo? Chi vincerà? Me la caverò?”
E’ così che si costituisce quella gabbia negli occhi che poi non riusciamo più a portare via. 

A tutto questo si aggiunga che poterci mimetizzare ci immerge ancora più a fondo in questo circolo vizioso. Per gay e lesbiche è fin troppo facile fare finta di essere etero. E così ogni rischio di subire minacce diventa nullo. Per quanto triste e deprimente, una vita così è rassicurante, ancor più che tutti, in questo mondo, ci vorrebbero come non siamo. Quanto di più facile che recitare per un’illusione comune?
A volte fingiamo di essere quello che non siamo a fin di bene: per non dare un dolore ai genitori (“ché non se lo meritano”) o al coniuge, o addirittura ai propri figli. Ma proprio facendo così, quelle Don Abbondio si piega ad ogni Don Rodrigo che passa. Senza una storia e senza un destino. paure che evitiamo di affrontare, le temiamo ogni giorno di più. Ed è così che da uomini diventiamo mezzi uomini, poi omminicchi (pigliainculo, con rispetto parlando, lo siamo già) e infine quaquaraqua.

In questa categorizzazione sciasciana dell’umanità il manzoniano Don Abbondio è sicuramente un quaquaraqua. Il codardo per eccellenza: sceglieva la via più facile calcolandola in base alle minacce del momento, senza strategia né intelligenza: proprio come un coniglio viveva senza storia e senza un destino.
Non è un caso che, di un romanzo che si intitola “I Promessi Sposi”, egli sia un antagonista.

Riflettiamoci.
Non si può godere di una conquista civile continuando ad aver paura della comunità civile.
Non si esce da un letargo continuando a dormire.
La nostra paura è il primo muro che abbiamo da abbattere se vogliamo conquistare il diritto al matrimonio.

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