Famiglia Fantasma

La gabbia negli occhi e la prigione interiore

Posted on: luglio 27, 2007

Vivere in cattività per millenni ci ha lasciato impressa la gabbia negli occhi. Ma ora siamo liberi! Prendiamo un uccello. Diciamo un pappagallo.
Uno di quelli che ha passato tutta la vita in gabbia.
Ora aprite la gabbia, proprio come abbiamo desiderato farlo tante volte da bambini, convinti che quell’uccello avrebbe spiccato il volo, conquistandosi la libertà che gli avevamo negato.

Eppure più spesso di quanto desideriamo, gli animali, così come gli uomini, restano in gabbia. Non si accorgono di essere liberi. Se anche venissero tolte completamente le sbarre, resterebbero sul trampolo. Incapaci di vedere il cielo, con la gabbia negli occhi e la sottomissione nel cuore.

Pensate alle ridicole dichiarazioni di tanti omosessuali dichiarati che disprezzano l’idea di godere di una piean cittadinanza. (Zeffirelli, Paolo Poli…)

Oppure agli atteggiamenti di omosessuali che giocano a fare gli etero perché non trovano altro modo di farsi accettare come persone e imprenditori. (Dolce o Gabbana? Non li distinguo…) 

Oppure a quei poveri topi – e come tali sono tantissimi – che vivono la loro omosessualità solo nelle fogne delle loro esistenze e di quelle altrui. Alla luce del sole, invece, si mascherano da etero normali.

Purtroppo dobbiamo ammetterlo: una parte consistente e socialmente emergente degli omosessuali italiani è totalmente succube di una sorta di ossessione collettiva che li fa sentire anormali, inetti agli affetti sani, pericolosi per la crescita serena dei bambini.
Questi omosessuali si sentono ancora in colpa verso loro stessi e verso i genitori. Si comportano spesso come se avessero veramente un caro prezzo da pagare nei confronti della società.
Pensano di essere, legittimamente, cittadini con meno diritti degli altri. Sono convinti che non hanno diritto alla famiglia, che sposarsi è vietato, che il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia impossibile.

Restare a guardare queste persone, più o meno famose e potenti, che fanno girare sempre più forte la giostra delle vanità significa esserne un po’ complici. Ripetere “In Italia non cambierà mail nulla” significa permettere che la propria felicità dipenda dai politici, dal papa o da altri “Vecchi Froci

 L'uccello lasciato libero, vola viaAspettare che siano gli altri a cambiare la situazione per noi è un atteggiamento mediocre che conduce alla bassezza morale. Dico così perché fare qualcosa è fin troppo facile: la porta è aperta e la gabbia non c’è più. Basta aprire gli occhi e spalancare le ali!

Per fortuna, questi sono i tempi giusti per gli omosessuali che vogliono vivere come liberi cittadini. Noi Gay e Lesbiche del terzo millennio siamo come uccelli rimasti in gabbia per millenni ai quali, finalmente è stata aperta la porta. L’istinto a spiccare il volo e goderci pienamente la nostra natura e la nostra cittadinanza sta in noi, non nei parlamentari.

Non possiamo attendere che sia qualcun’altro a dirci cosa dobbiamo fare e dove andare. Per questo non mi sforzo più di convivere con una speranza svilente e ho lasciato alle spalle l’inganno secondo la quale il massimo della prospettiva sarebbe un riconoscimento di diritti tardivo e strumentale, per di più camuffato da tollerante concessione.
Liberi di amarsi, e di creare un nidoOgni atto di inutile pazienza è una stupida perdita di tempo, un ulteriore logorio della nostra dignità personale. Inoltre, se apsettiamo che siano gli altri a darci la libertà, avremo solo una minestra riscaldata, un diritto di seconda mano che sa più di umiliazione che di conquista.

 Alcuni uccelli, lasciati liberi, spiccano il volo senza chiedere il permesso e costruiscono il loro nido senza vergogna. Anche io ho trovato la mia direzione. Voglio sposarmi, senza vergogna e senza chiedere niente a nessuno.  So che ne ho diritto. L’ho letto nei testi giuridici che regolano il nostro ordinamento civile. So di essere nato con il diritto al matrimonio, e di non averlo mai perduto. 

(già postato su QueerBlog)

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