Famiglia Fantasma

Una tesi di laurea per darci coraggio

Posted on: luglio 24, 2007

La categoria degli omosessuali è particolarmente soggetta a pregiudizi e viene percepita attraverso una rappresentazione sociale molto estremizzata e strutturata. Ho accennato ad esempio al legame tra lo stereoptipo dell’omosessuale e quello del maiale, entrambi opposti alla realtà, entrambi imposti da interessi di poteri religioso.
Ma le associazioni possono essere molto fantasiose. Ad esempio gli omosessuali, come categoria sociale e come individui, sono propensi a subire, con una indole così prona e rassegnata da fare coraggio al più imbelle dei congli.
Certo per una categoria di persone che ancora oggi in tanti stati del mondo vengono uccise, condannate all’ergastolo o torturate, essere spavaldi non è facile.
I gay sono dei fifoniTuttavia le conseguenze sono agli occhi di tutti: ci facciamo insultare e non reagiamo.

Questo lo si può capire dal lavoro di tesi di Valentina Zamparelli, che ha indagato sulla rappresentazione sociale dell’omosessualità, dalla storia antica ai giorni nostri.
Lo stereotipo del maschio eterosessuale è quella di essere coraggioso.
Lo stereotipo del maschio omosessuale è quella di essere intelligente. Un modo gentile per dire che, agli occhi degli altri siamo dei fifoni.
Sono convinto che ogni omosessuale che non si nasconda come un topo, è dieci volte più coraggioso di qualunque etero. Tuttavia, come gruppo sociale, facciamo pena, soprattutto in Italia.

Di questa tesi, però, mi hanno colpito soprattutto i cosiddetti “prototipi attesi non confermati“:
 – gli eterosessuali maschi non appaiono forti
 – le donne eterosesuali non appaiono più “belle e stupide” delle lesbiche (non commento, prenderei pietre da qualunque fazione)
 – gli omosesuali (sia gay che lesbiche) sono considerate persone da rispettare

Da rispettare! L’avreste mai detto?
Praticamente Valentina dimostra scientificamente che è ora di finirla con l’idea che la gente ci odia, ed è contraria a noi.
Smettiamola di credere che l’opinione pubblica non è pronta ad accettare gli omosesuali.
Finiamola con la paura che mamma e papà non ci accetteranno così come siamo.

E’ vero, gli atti di omofobia esistono, sono gravissimi e in aumento in Italia. E’ oltremodo giusto che nella società di mantenga vigile, critico ed efficace un osservatorio su questi comportamenti sociali.
Tuttavia, se si parla prevalentemente di questo, si finisce per creare un popolo di gay e lesbiche che ha paura e che si piange addosso. Una comunità talmente scoraggiata da confondere – a suo discapito – la cinica tolleranza con il solidale rispetto.
Questa Italia che ci ama e ci rispetta esiste già. Facciamola contare di più. Dobbiamo saperla dipingere, per vederla. Dobbiamo imparare a darle un nome, per riconoscerla.
Parliamo di cose belle, nei nostri blog. E parliamo anche alle persone non gay e non lesbiche, che ci sono vicine.

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