Famiglia Fantasma

Viaggio nel Matrimonio Italiano – 2

Posted on: luglio 21, 2007

Se avete letto il mio articolo sui siti internet dei comuni italiani, avete tutte le informazioni necessarie per telefonare, contattare via e-mail o recarvi di persona ai vostri comuni e chiedere di pubblicare gli atti di matrimonio.

Camminare mano nella mano...Andateci senza avvocato, con il codice civile in mano.
Andateci non come gay o lesbiche, ma come cittadini.
Andateci non per una protesta, nè per manifestare. Ma perché volete promettervi amore e volete che questo amore sia riconosciuto dalla comunità in cui vivete.
Andateci come andreste per le vie della vostra città, mano nella mano.

Rivolgersi al  proprio comune e richiedere la pubblicazione degli atti non è un gesto politico, ma un eroico atto di intimità.
Non andate per combattere, nè per vincere.
Andateci solo se volete smetterla di andare contro la corrente, se volete liberarvi da questo obbligo che qualcuno vuole imporvi.

Come? Siete già andati? Ok!
L’impiegato dice che non è possibile?  Niente panico!

Se dicono frasi tipo “Il matrimonio è…” ricordategli che nè la legge nè la costituzione definiscono cosa sia la famiglia o il matrimonio. Quindi chi vi risponde dovrebbe sempre premettere: “Secondo me“.

Poi fategli leggere l’articolo 87 che esordisce così: “Non possono contrarre matrimonio fra loro: …” e continua prendendo in considerazione parenti, affini, affiliati e adottati. Ma non gli omosessuali.

A questo punto è fondamentale conoscere questo principio giuridico di interpretazione della legge: se una norma o un divieto non è espresso in quegli articoli evidentemente preposti per esprimerli con chiarezza, è improprio dedurre queste stesse norme o divieti da espressioni secondarie o collaterali.
In altre parole: ogni divieto, ogni limitazione delle libertà fondamentali del cittadino deve eventualmente essere esplicitamente espressa in una “sede opprtuna” del testo giuridico. E’ scorretto dedurlo da espressioni sparse qua e là nel codice divile.
Mi riferisco, ad esempio, al famosissimo “prendersi in marito e moglie” presente nell’articolo 107. Tanto più che questo articolo ha il preciso scopo di definire la “FORMA della CELEBRAZIONE del matrimonio”, e non certo la SOSTANZA dell’ ISTITUTO matrimoniale, che è tutt’altra cosa.
Perciò per quanto ineludibile, questa espressione non può essere considerata ponderatamente una efficace volontà del legislatore di vietare i matrimoni omosessuali! Piuttosto, si può riconoscere nella legge il diritto degli eterosessuali a sposarsi con una forma celebrativa differente da quella di gay e lesbiche. Si direbbe un cavillo.

Immagine del docuemnto ufficiale di rifiuto della pubblicazione degli attiOvviamente, riferire tutto questo non servirà a niente. L’ignoranza, o il pregiudizio, il falso ideologico o l’abuso di potere di chi amministra la cosa pubblica non vi permetterà di pubblicare gli atti.
E allora ci rimane un solo diritto, ed è questo ciò che può veramente fare la differenza per il nostro futuro: ottenere un documento firmato dall’Ufficiale dello Stato Civile che attesti il rifiuto di concedere la pubblicazione degli atti.
Questo documento, se unito a quello medesimo di molti altri, può essere una prova documentata della discriminazione che viene sistematicamente perpetrata dalle istituzioni pubbliche nei confronti di gay e lesbiche.

Questa è la mia idea. E’ per i nostri diritti e per la nostra libertà che vi chiedo di aderirvi in tanti. Lo chiedo ad ognuno di voi. Lo chiedo a te.
O per lo meno, inzia a pensarci su. Approfitta delle vacanze, e immagina, insieme al tuo uomo o alla tua donna, come ti sentiresti se avessi il coraggio e la gioia di fare una cosa simile.

Da parte mia, cercherò di dare ogni supporto possibile a chi avrà in cuore di avvicinarsi di un passo al proprio desiderio e ai progetti di vita che vuole costruire. A cominciare dai tanti avvocati che sto cercando di contattare, affinché le mie dichiarazioni abbiano la giusta autorevolezza.

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