LA CHIESA E LA SINDROME DI STOCCOLMA (VITTIMA-COLPEVOLE) –2 – LE PREGHIERE RIPARATIVE

“La guarigione che questi signori propongono… Essi chiedono sostanzialmente ai loro adepti di giungere ad odiarsi, a considerarsi prodotti sfortunati della società, delle vittime … e nonostante tutto colpevoli.”

C’è poco da ironizzare. Essere vittime, e, allo stesso tempo sentirsi in colpa, non solo determina una grave frattura dell’integrità psichica. E’, invero, una tipica condizione delle vittime della pedofilia, quando ancora non sono riuscite a risolvere il dramma in cui sono state proiettate dai loro carnefici.

Si chiama sindrome di Stoccolma, tipica delle persone rapite, ma non solo: per non sentirsi totalmente in balia del proprio carnefice, la vittima ne introeitta alcune sue qualità, tra le quali il senso di colpa che il carnefice stesso prova. Riuscire a mettersi nei panni del proprio carnefice, fa sentire le vittime più sicure, più in grado di superare la loro frattura interiore.

Può esserci dunque una lampante e allarmante analogia tra l’abuso pedofilo e l’induzione al “superamento” di un orientamento sessuale “indesiderato”: entrambe creano delle vittime-colpevoli.  La prima attuando un abuso fisico, la seconda perpetrando un (plausibile) abuso psichico.

La persona pedofila e un docente riparatore (oppure un leader di un gruppo di preghiera riparatore) hanno due analogie spaventose.
Entrambi creano delle vittime attraverso i loro abusi (abusi fisici in un caso, potenziali abusi psichici nell’altro).
In più, entrambi provano sollievo e finanche piacere quando le loro stesse vittime li liberano dal senso di colpa che ogni carnefice merita di avere. Ben al di là del delirio di onnipotenza, il delirio di liberarsi dal senso delle proprie colpe!

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