Invece di indignarci, organizziamoci. Con responsabilità e senso di civiltà.
Se sei gay (maschio) e sei di Milano (o puoi raggiugnerla un determinato giorno) e rientri nelle condizioni per donare il sangue, contattami e organizzeremo una mattina in cui recarci al policlinico per donare il sangue. Aiutami a diffondere questo messaggio. Più saremo, meglio sarà. Se non possiamo donare il sangue, doniamo la nostra umanità, la nostra voglia di essere cittadini e uomini responsaili e generosi. Forse anche al policlinico di Milano capiranno che siamo tutti normali, anche noi gay.
E poi è ora che il sangue gay smetta di scorrere nelle prigioni di stati fondamentalisti. E’ ora che scorra nelle vene degli altri uomini e donne.
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E’ nota a molti la storia di Massimo, ragazzo che a Milano si è visto negare la possibilità di donare sangue perché gli piacciono gli uomini. Note sono le affermazioni aberranti della dottoressa: “Il policlinico non è così alla frutta da dover accettare sangue anche dai gay”.
Un po’ meno persone conoscono la risposta di Maurizio Marconi, direttore del Centro Trasfusionale del policlinico di Milano. Il suo discorso apparentemente sembra non fare una grinta: il comportamento gay, è epidemiologicamente dimostrato, è a rischio. I gay non vengono accettati così come non vengono accetate le persone che dichiarano di avere avuto rapporti occasionali con prostitute o con altre ragazze (così apprendiamo con un sospiro di sollievo che per lui le donne non sono tutte puttane).
Il punto è che i primi non sono stati accettati per via di un loro comportamento. I gay non sono ammessi per il fatto di essere gay. Perché gli piacciono gli altri uomini. Punto.
Questa è la differenza e come dire che non c’è la discriminazione?
Tanto più è che nel modulo, non ti chiedono se sei gay, ma se hai avuto rapporti occasionali.
Anche nella pubblicità dell’AVIS c’è scritto che per donare sangue è necessario essere in buona salute ecc… ecc… ma non c’è scritto che non devi essere gay. Nnemmeno in piccolo, dopo l’asterisco.
Ma tante altre cose non tornano: perché solo la categoria degloi omosessuali è esclusa, quando ce ne sono molte altre che hanno un tasso di infezione da AIDS molto maggiore di quello degli omosessuali?
E poi, perché una persona che aspetta per ricevere del sangue non può sapere che c’è un donatore gay disposto a donarlo e non può scegliere di avere SUBITO quel sangue?
Perciò alcune riflessioni sono necessarie:
1 - ci penserei due volte, prima di andare farmi curare al policlinico.
Lì ci lavorano medici che non sanno cosa significa la dimensione umana del paziente, il vissuto psicologico di una malattia. L’atteggiamento mostrato con Massimo denota la mancanza della minima professionalità. Sanno solo attenersi ai loro regolamenti interni. Ma questo lo sa fare anche un netturbino.
Non a caso, un medico o paramedico che dice “non siamo alla frutta” dovrebbe avere contatti quotidiani con la spazzaura, non con le persone malate, nè con i donatori.
Purtroppo so per certo che esistono medici capaci di curarti di meno, o di curarti peggio, o con un conflitto interiore, se sanno che sei omosessuale.
So per certo che alcuni medici pensano che se sei gay e hai preso l’epatite, in fin dei conti te lo meriti e ben ti sta.
2 - Maurizio Marconi continua così: “abbiamo rifiutato solo cinque omosessuali…”
Mi è venuto da pensare a questi quattro poveri signori che si sono visti rifiutare la possibilità di fare un gesto di solidarietà. Che hanno mangiato la foglia e subito l’umiliazione in silenzio. Come è possibile?
Probabilmente tutti nella società, gay compresi, ci inculcano fin troppo bene che non possiamo partecipare alla solidarietà più importante e più intensa: quella della famiglia e dei figli. Allora cosa vuoi che sia non poter donare il sangue? Una goccia nel mare aperto.
Non possiamo permettere che la solidarietà venga bloccata dal pregiudizio.
Non possiamo arrenderci all’idea che dei malati possono stare male a causa dell’ignoranza. Una volta le donne venivano fatte morire di sifilide (con la complicità dei medici) per non far sapere che il marito andava a prostitute. Oggi delle persone vengono fatte aspettare per un’operazione importante per non ammettere che i gay sono normali.
Qui si tratta di ignoranza.
Non ci sono forse altri policlinici che accettano i gay? Non esistono forse nazioni nelle quali i gay possono donare il sangue (così come possono sposarsi e mettere su famiglia)? In queste nazioni muoiono tutti per AIDS durante le trasfusioni? Non mi sembra. Non sono nemmeno a conoscenza che nei paesi dove i gay possono donare il sangue, la probabilità di infezione da HIV tramite trasfusione è più alto che in Italia.
Dunque, invece di indignarci, organizziamoci, con responsabilità e senso di civiltà.
Se sei gay (maschio) e sei di Milano (o puoi raggiugnerla un determinato giorno) e rientri nelle condizioni per donare il sangue, contattami e organizzeremo una mattina in cui recarci al policlinico: un gruppo di persone che vogliono fare un gesto di civiltà e non si vergognano di sentirsi negare il diritto alla solidarietà se questo può servire per svegliare alcune coscienze.
Non sto organizzando niente di mediatico. Nulla che non si sappiaUna cosa tra persone che danno un senso democratico alla propria cittadinanza.
Un gruppo di persone che capiscono quanto sia importante spendere qualcosa di proprio, e parlare con le persone e le istituzioni, dirgli “sono gay” e farle rilfettere che siamo persone normali, come tutte le altre. Non si tratta di una provocazione. Si tratta della convinzione che parlare può far cambiare le cose.
Nel sito dell’AVIS sta scritto: “Chi dona instaura un patto di fiducia con il ricevente. Chiunque esso sarà.” Qualcuno al Policlinico di Milano vuole escluderci da questo circuito di fiducia, per dei motivi poco chiari e traspsarenti, autarticamnte giustificati da un regolamento interno che probabilmente nasconde inefficenza nella gestione interna. Aiutiamo il policlinico di Milano ad essere una struttura al pari degli standard Europei, anche a llivello di rapporti umani.
Contattami. Facciamo qualcosa di buono.
Altri link interessanti in inglese:
Su Yahoo Answers, questa risposta priva di polemiche e piena di dati e buon senso.
In Sud Africa: dove l’AIDS è una vera epidemia (sempre per colpa dell’ignoranza… guardacaso) e la gente mente sulla sua condizione affettiva pur di donare il sangue
In Inghilterra (Donation, not Discrimination): dove è stata fatta una iniziativa simile a questa.
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Non ho ancora ricevuto nessuna adesione a questa proposta… le cose sono due: o gli omosessuali sono menefreghisti e qualunquisti. Oppure scopano tutti come ricci. Tranne me! Suvvia! Fatevi sentire!
“ LA VITA NON HA PREZZO, DONARE IL SANGUE NON COSTA NULLA”
Da anni, assiduamente, la nostra associazione s’ impegna con cura e consapevolezza, a garantire tramite le donazioni, ciò che è utile e indispensabile per salvare delle vite umane: “il sangue”. Donare il sangue può davvero salvare una vita o addirittura più vite. Se nessuno lo facesse, significherebbe la morte certa di molti bambini affetti da differenti patologie, come ad esempio la leucemia e di persone vittime di incidenti, che comportano specialmente nel periodo estivo, l’ emergenza sangue. Il sangue donato, inoltre, può essere utile a garantire la buona riuscita di interventi chirurgici, purtroppo elevatamente frequenti. Bisogna comunque dire che donare significa compiere un “gesto di consapevolezza e solidarietà umana “ (anche se non sempre esso è considerato per il valore che merita) e nello stesso tempo, tener sotto controllo la propria salute attraverso costanti esami e visite mediche. Per questo il sottoscritto, vuole lanciare un messaggio ad un pubblico prevalentemente giovane: quello di compiere il significativo e utile gesto su scritto. Diventare donatore di sangue, vale a dire, migliorarsi interiormente e salvare altre vite, per le quali non tutti i giorni sono uguali. Mi rendo comunque conto, che questo “esempio di vita”, dovrebbe essere divulgato e usato come base per una sana educazione giovanile, a cui molto spesso viene proposto un modello contraddittorio, legato al consumismo e all’ individualismo. Mi auguro che in queste parole, il lettore abbia percepito il contenuto del testo, il cui fine è quello di avvicinare soprattutto i giovani al concetto che “Donare è Vita”.
Cons.re dir.Fidas sez.Alezio
DANIELE MARCUCCIO